In questo mondo non vi è nulla di sicuro tranne la morte e le tasse (Benjamin Franklin)
Una delle poche certezze che abbiamo ereditato dal Covid 19 è la crisi economica che questo ha portato con sé, e il conseguente innalzamento esponenziale del debito pubblico globale.
In Italia il quadro non è certamente tra i più confortanti.
Al nuovo governo spetta l’ambizioso e difficilissimo compito di portare il paese fuori da una crisi che, per tipologia e profondità, non ha eguali nella storia recente. Fortunatamente potremo contare sulle risorse del Recovery Fund, ma non è da escludere che, una volta tornati alla normalità, si ricomincerà a parlare di come ridurre l’enorme montagna del debito pubblico.
Per farlo, il Parlamento avrà essenzialmente due strade:
- Riduzione delle uscite
- Aumento delle entrate: nuove tasse o inasprimento di quelle in essere.
Siccome non si può agire su eventuali riduzioni delle uscite, conviene concentrare l’attenzione su:
come proteggere il proprio patrimonio da un eventuale inasprimento fiscale.
In Italia le patrimoniali sono state introdotte in vari periodi storici e mantenute nel tempo. Molti di noi ricordano benissimo il prelievo forzoso del 6 per mille introdotto dal Governo Amato nella notte tra il 10 e 11 luglio 1992 sui depositi bancari e postali. Ma in Italia esistono moltissime patrimoniali “nascoste” che producono un gettito di oltre 45 miliardi. Metà del gettito di questa “triste” classifica è generato da imposte sugli immobili, seguite a distanza da imposta di bollo e bollo auto.
Lo sapevi che il canone RAI genera tre volte il gettito prodotto dalle imposte di successione? Sotto questo aspetto l’Italia può considerarsi una sorta di “paradiso fiscale”.
Rispetto agli altri paesi europei, in Italia la pressione fiscale è tra le più alte su redditi, ma relativamente bassa sul patrimonio.
Il modello europeo di sviluppo economico e sostenibilità fiscale si prefigge l’obiettivo comune di ridurre le imposte sui redditi e capitale e aumentarle su consumi e immobili.
Le imposte sugli immobili, infatti, frenano meno l’economia, incentivano forme di investimento alternative, sono meno dipendenti dal ciclo economico e incidono maggiormente sulla popolazione più ricca.
Fatta questa doverosa premessa, vediamo come ci si può difendere da eventuali inasprimenti fiscali.
Contro il rischio di aumento delle tasse sugli immobili (nuove tasse o aumento di quelle in essere o dell’imponibile fiscale in seguito alla riforma del catasto), la soluzione è ovviamente quella di ridurre il peso degli immobili, soprattutto quelli non a reddito, per aumentare la componente finanziaria.
Dal rischio di aumento delle imposte di successione ci si può difendere effettuando fin da subito donazioni sfruttando le attuali aliquote particolarmente favorevoli. Per gli immobili, ad esempio, si potrebbe valutare la donazione della nuda proprietà ai figli, mantenendo l’usufrutto. Per il passaggio generazionale in azienda, si può utilizzare lo strumento giuridico del patto di famiglia. Per la parte finanziaria, valutare strumenti che beneficiano dell’esenzione dalle imposte di successione quali le polizze, titoli di stato ed equiparati.
Da un eventuale nuovo prelievo forzoso sui depositi, ci si può proteggere riducendo la liquidità sui conti per sottoscrivere prodotti di risparmio gestito.
Ogni volta che si torna a parlare di queste patrimoniali, molti clienti mi chiedono se non convenga loro richiedere l’emissione di un assegno circolare per ridurre la liquidità sul conto. Questa soluzione non proteggerebbe: se non incassati, gli assegni subirebbero infatti ugualmente il prelievo.
Ritirare il contante, oltre ai rischi enormi di conservazione, comporterebbe la successiva segnalazione nel momento dell’eventuale riversamento in conto (anche se sarebbe sufficiente tenere la documentazione comprovante il prelievo per giustificare un eventuale successivo versamento).
In conclusione, non sappiamo se e quando verrà introdotta una maggiore pressione fiscale sul patrimonio.
Penso sempre che la soluzione migliore per affrontare l’incertezza del futuro sia quella di disegnare una strategia preventiva.
Ogni singolo caso va analizzato attentamente con l’assistenza di un consulente. Se intanto vuoi iniziare a fare qualche riflessione, la “mia ricetta” prevede una riduzione del peso degli immobili, della liquidità sui conti e dei beni registrati di valore a favore di un aumento della parte “efficiente” del portafoglio con prodotti di risparmio gestito (Fondi, Sicav, ETF) e di un’adeguata componente previdenziale (polizze Vita, fondi pensione e TCM).
