Come affrontare l’incertezza dei mercati
In finanza si usa affermare che “non esistono pasti gratis”. Significa che, per ottenere rendimenti elevati, occorre assumersi rischi maggiori.
Per riuscire a trovare un giusto equilibrio tra rischio e rendimento ci viene incontro la regola numero uno della costruzione di un portafoglio: la diversificazione.
Diversificare significa costruire una combinazione di portafoglio che, nel suo insieme, risulti essere estremamente meno rischiosa dei singoli strumenti che lo compongono.
Occorre quindi suddividere il nostro portafoglio in diverse tipologie di investimenti finanziari, dette asset class.
All’interno del nostro portafoglio dovranno quindi trovare spazio azioni, obbligazioni, valute, materie prime, immobili e liquidità.
Il concetto che sta alla base di questa suddivisione è che non tutte le classi d’investimento dovrebbero muoversi nella stessa direzione e con la medesima intensità in un determinato arco temporale.
Io sono solito analizzare il processo di diversificazione in quattro livelli:
- Giusto mix tra azioni e obbligazioni (le due macro categorie che compongono la parte più significativa del portafoglio)
- scegliere quali mercati preferire e in che misura, sia per la parte azionaria che obbligazionaria
- Quanto inserire delle restanti tipologie d’investimento
- Ribilanciare
Il primo passo di una buona diversificazione consiste dunque nel trovare un giusto equilibrio tra azioni e obbligazioni, ossia tra asset a rischio e altre con rischio minore (nota bene che non ho detto “prive di rischio” in quanto anche nel detenere obbligazioni è intrinseco un livello di rischio).
Questo bilanciamento dipende da diversi fattori, i più importanti dei quali sono: il tuo livello di tolleranza al rischio, la capacità e il bisogno di assumere rischi.
Una volta individuate quante azioni sei disposto a mettere nel tuo portafoglio, il passo successivo consiste nel decidere quali mercati e settori preferire. Questa è forse la parte che più di ogni altra prevede il mio intervento. A meno che tu non voglia passare ore a studiare e a tenerti costantemente aggiornato sulle varie opportunità presenti sui vari mercati, ti conviene delegare questa attività a chi lo fa di mestiere.
Il terzo livello della diversificazione prevede l’inserimento di altre tipologie d’investimento che, possibilmente, abbiano un andamento decorrelato rispetto alla struttura principale del tuo portafoglio.
Detto in parole più semplici, dovrebbero salire se scendono le altre, e viceversa.
La somma di questi tre livelli di diversificazione costituisce l’asset allocation strategica e tattica.
Il quarto e ultimo livello, non meno importante dei precedenti, consiste nell’opera di ribilanciamento.
Il vero scopo di ribilanciare è ridurre il rischio in quanto si attua per ridurre progressivamente la quantità di azioni quando il loro valore è cresciuto in misura significativa rispetto alle altre tipologie d’investimento.
Allo stesso modo, però, si può decidere di aumentare il peso azionario dopo violenti movimenti al ribasso.
Per fare questo, però, ci vuole coraggio e non sempre l’investitore ha la giusta dose di razionalità per farlo.
Alla fine, investire è un esercizio dove vince il più disciplinato, non il più intelligente.