Ovvero quando il gioco diventa pericoloso
In questi giorni non si parla d’altro che della performance stellare del titolo Gamestop. Il suo prezzo è passato da poco più di 4 dollari al picco di 480 dollari.
Come può la quotazione di un’azione di un’azienda sull’orlo della bancarotta essere protagonista di un’impennata così vigorosa?
Due sono stati i protagonisti di questa folle corsa: da un lato i fondi Hedge e dall’atro i trader. I primi erano posizionati al ribasso sul titolo: ritenendo la società prossima al fallimento, hanno puntato su un ulteriore calo delle quotazioni shortando l’azione (significa vendere allo scoperto il titolo senza possederlo con l’obiettivo di chiudere la posizione alla scadenza a prezzi più bassi guadagnando sulla differenza). I trader, invece, si sono posizionati al rialzo mettendo in atto una vera e propria sfida ai “poteri forti” riunendosi in questa mega operazione collettiva attraverso i social network.
Abbiamo quindi assistito alla prima coalizione di massa anti sistema della storia.
Si scrive rivolta, si legge speculazione. Sì, perché non credo che l’intento dei piccoli investitori fosse quello di salvare una società dal baratro, ma semplicemente quello di fare soldi facili sfruttando le falle del sistema.
Il mondo è cambiato. Basta con il value investing e le sue noiose analisi sul valore di un’azienda frutto di lettura di bilanci e di incontri con il management. Basta con l’analisi tecnica e lo studio di grafici e segnali di tendenza. I “millenials” preferiscono il “tam tam trading” con i social come nuovo centro d’informazione. Tutto questo non ha nulla a che vedere con gli investimenti e la consulenza finanziaria. Qui si entra nel campo della scommessa: si mette in gioco una somma su un titolo consapevoli che si può perdere anche tutto, ma con la concreta possibilità di guadagnare fino a 20 volte tanto la posta in gioco.
Si viene così a creare una produzione artificiale di ricchezza con l’illusione che sui mercati esista una scorciatoia per guadagnare tanto in poco tempo. Le conseguenze di questa illusione possono essere molto gravi per tutto il sistema.
I vincitori della battaglia potrebbero alla fine perdere la guerra. E, come in tutte le guerre, i danni sono generalmente per tutti.
Non tanto per le ingenti perdite che i fondi Hedge si troveranno a sostenere, ma perché questi si troveranno nella necessità di smobilizzare anche le loro posizioni sui titoli delle aziende più virtuose per compensare le perdite generate dall’attività di short selling. Inizialmente i titoli meno buoni continueranno a salire mentre quelli buoni a scendere. Le quotazioni sui titoli shortati non potranno continuare ad essere sostenute a lungo arrivando quindi allo scoppio della bolla con vendite generalizzate e pesanti ripercussioni sulle quotazioni.
In questo scenario, come ovvio, perdono tutti.

Il lato positivo, se vogliamo trovarlo, è che questo trend potrebbe disincentivare le vendite allo scoperto che penso siano la rovina dei mercati finanziari.