I certificati di investimento

Come scegliere i più adatti alle tue esigenze

I Certificati (certificates) sono strumenti derivati cartolarizzati emessi da banche d’investimento.

Derivati e cartolarizzati, due termini che già da soli riescono a spaventare una buona fetta di risparmiatori perché portano ad immaginare speculazioni finanziarie ad altissimo rischio. Tuttavia anche il formaggio è un derivato del latte, non per questo ci fa paura…

Vediamo quindi di capire il significato di questi strumenti.

Sono derivati perché hanno come sottostante un titolo finanziario.

La performance di un certificato dipende quindi dall’andamento di un’altra attività finanziaria, detta sottostante, rappresentata da un’azione, un’obbligazione, una commodity o una valuta.

Sono cartolarizzati perché tali contratti sono trasformati in titoli negoziati sui mercati finanziari.

Consentono di scegliere il grado di esposizione rispetto all’andamento del sottostante di riferimento e si caratterizzano per un’ampia varietà di profili rischio/rendimento.

La combinazione di opzioni in diverse strategie, consente di raggiungere diversi obiettivi, come ad esempio:

  • Protezione totale o parziale del capitale investito
  • Guadagni anche in caso di ribassi del sottostante
  • Un rendimento minimo al verificarsi di determinate circostanze
  • Possibile amplificazione dei guadagni grazie all’effetto leva

I Certificati si suddividono in due grandi macro categorie:

  • Certificati d’investimento
  • Certificati a leva

Certificati d’investimento: sposano una strategia d’investimento di medio o lungo periodo e si suddividono ulteriormente in tre sotto categorie

– a capitale protetto

– a capitale condizionatamente protetto

– a capitale non protetto

I Certificati a capitale protetto sono la  categoria che nel 2020 ha rappresentato più della metà dei certificati collocati sul mercato primario. Questi, infatti, garantiscono la tutela del capitale investito se sottoscritti in fase di collocamento e detenuti fino a scadenza.

I nomi più diffusi sono equity protection e digital.

I Certificati a capitale condizionatamente protetto offrono una garanzia parziale del capitale, condizionata al non raggiungimento di determinati livelli di barriera stabiliti all’emissione. I più diffusi sono i cash collect e gli airbag.

I certificati a capitale non protetto sono prodotti molto semplici che replicano l’andamento del sottostante. Di norma vengono strutturati per offrire movimenti più che proporzionali all’andamento del sottostante. Tra i più diffusi ci sono i benchmark.

Certificati a leva: adatti ad operazioni speculative di trading e/o di copertura del portafoglio. Offrono un’esposizione più che proporzionale a variazione di prezzo di un determinato sottostante, consentendo di beneficiare di rialzi oppure di ribassi. Sono i più scambiati sul mercato secondario.

Come scegliere quello più adatto alle tue esigenze?

Innanzitutto occorre considerare l’emittente. Ad oggi nessuno è mai fallito, ma è sempre bene valutare la banca d’investimento che lo ha emesso. Altro aspetto importante è il prezzo di acquisto. In fase di collocamento questo prezzo è pari a 100, ma comprende i costi di emissione che possono arrivare anche al 3%, mentre sul secondario il prezzo può essere inferiore o superiore. Occorre inoltre prestare attenzione al fatto che, di norma, sono strumenti poco liquidi e potrebbe esserci un divario significativo tra il prezzo a cui riusciamo a vendere rispetto a quello a cui si compra.

Quali sono i vantaggi di investire in certificati?

Pur apparendo strumenti complessi, molti certificati hanno una struttura molto semplice e consentono diversi vantaggi. L’offerta sul mercato è ormai così ampia che si può trovare lo strumento più adatto alle proprie esigenze. Per chi cerca la protezione totale del capitale, il certificato può essere una valida alternativa all’investimento in obbligazioni. Inoltre, uno degli aspetti che ne sta decretando l’enorme successo, è rappresentato dal vantaggio fiscale. I certificati consentono, infatti, di compensare le minusvalenze realizzate su altre tipologie d’investimento.

Chi ha in portafoglio delle minus pregresse, riesce ad incassare il provento realizzato sul certificato al lordo,  evitando così il pagamento della tassazione ordinaria del 26%.

I Certificati consentono, inoltre, di partecipare ai rendimenti offerti da mercati o titoli con un maggior grado di rischio, mantenendo una protezione del capitale investito e si adattano quindi anche a quei clienti che vorrebbero investire in azioni, ma hanno paura di subire perdite rilevanti. Per contro, il rendimento offerto, è spesso inferiore rispetto all’acquisto del titolo azionario diretto e si rinuncia anche all’eventuale dividendo pagato dallo stesso.

Il mio consiglio

il mondo dei certificati è  troppo vasto ed interessante per essere ignorato.

In questa nuova era di tassi a zero possono rappresentare una valida alternativa al mondo obbligazionario e un modo per avvicinarsi ad investimenti più rischiosi mantenendo una protezione del capitale. Lascerei agli investitori più esperti la decisione di operare sui certificati a leva che possono, invece, esporre a potenziali perdite anche significative.

In fondo, come dico sempre,  nel mondo degli investimenti le regole da rispettare sono poche e semplici: comprendere bene quello che viene proposto, valutare se adatto alle proprie esigenze e decidere l’eventuale inserimento in portafoglio per una percentuale coerente con le proprie disponibilità.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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