Il mio nome è Bond, ma non James Bond.
In finanza si utilizzano molti termini anglosassoni e “bond” è l’equivalente del nostro “obbligazione”. In italiano suona molto meno “figo” e richiama alla mente un impegno, un obbligo. In effetti le obbligazioni sono, di fatto, una forma di prestito che facciamo a un emittente che può essere sia uno stato sovrano che una società pubblica o privata. Questi si impegnano, durante la vita del titolo, a pagarci l’interesse prestabilito e si obbligano a restituirci la somma prestata ad una determinata scadenza.
Dopo anni di tassi a zero, la domanda che molti risparmiatori si fanno è se sia di nuovo il momento di investire in obbligazioni.
Moltissimi investitori istituzionali non hanno dubbi: il momento è tornato!
Nei mesi scorsi, infatti, lo scenario dei mercati si è ribaltato e l’impennata dell’inflazione ha prodotto un rialzo dei rendimenti dei bond come non si vedeva da anni.
Ora un BOT rende quasi il 2,50%, il BTP a cinque anni il 3,50% e il decennale arriva a toccare il 4%.
Benvenuto, quindi, Mr.Bond!
Ora, la domanda che mi aspetto è questa: con l’inflazione ancora a doppia cifra e le banche centrali ancora fortemente posizionate sulla strada del rialzo, che senso ha mettersi in casa rendimenti reali negativi? Dopo un anno così negativo, non sono forse meglio le azioni?
Purtroppo, come spesso accade, non è possibile rispondere con assoluta certezza a questa domanda. Possiamo solo analizzare il contesto e ipotizzare lo scenario più probabile da qui ai prossimi mesi.
I bond people ritengono molto probabile che il mondo vada in recessione nel 2023 e che le principali banche centrali (FED e BCE) raggiungano il picco dei rialzi nella prima parte del nuovo anno per iniziare un nuovo percorso di ribassi nel 2024. In questo contesto è conveniente acquistare obbligazioni anche a lunga scadenza: oggi i rendimenti sono inferiori all’inflazione, ma potrebbero risultare più elevati se l’inflazione dovesse tornare vicino al target del 2%. Che questa sia la tesi più condivisa dagli operatori, lo dimostra l’inversione della curva americana. In America, infatti, i tassi a breve termine sono più alti dei tassi a lunga scadenza, proprio a dimostrazione del fatto che gli operatori si aspettano ulteriori aumenti nel breve a fronte di tassi più bassi più avanti nel tempo.
Quali obbligazioni è meglio comprare?
Nel contesto sopra descritto, molto meglio restare sui titoli più sicuri come i governativi e le obbligazioni investment grade, rinunciando, quindi, per il momento, ai maggiori rendimenti offerti da high yield e paesi emergenti.
Meglio l’acquisto diretto o tramite fondi o ETF?
Se hai disponibilità sufficienti per una buona diversificazione, puoi anche decidere di selezionare direttamente i titoli da mettere in portafoglio. Dovrai acquistare titoli di emittenti diversi e con scadenze diverse. Diversamente, ti suggerisco caldamente di utilizzare i fondi o gli ETF che ti consentono una maggiore diversificazione rispetto all’acquisto fai da te di uno o due titoli.
In conclusione, quindi, meglio le obbligazioni rispetto alle azioni?
Se lo scenario di base sarà quello della recessione, probabilmente sì. Almeno nel breve termine. Quando si inizierà a scontare uno scenario di ripresa economica, sarà meglio alleggerire un po’ le obbligazioni per dare spazio alle azioni.
Ricordati, però, che la storia insegna che le previsioni sono fatte per essere smentite. Un portafoglio che si rispetti non può essere composto solo da obbligazioni, e l’esperienza dell’anno appena trascorso lo dimostra ampiamente. Inoltre, le obbligazioni non sono sexy. C’è chi afferma che diano la stessa emozione che si prova nel guardare asciugare la vernice sui muri…
Da un paio di mesi scrivo dell’opportunità di accumulare azioni. Il recupero dei mercati in ottobre e novembre mi ha dato ragione. Ora, meglio evitare di azzardare previsioni su quello che potrà succedere nei prossimi mesi e tornare ai vecchi e sani principi dell’investimento: diversificazione e rispetto dei propri obiettivi d’investimento.
Ricordati che quando si investe si guarda la luna, non il dito. Ovvero non fermarti alla superficialità del momento (il dito) e cerca di andare più in profondità e adottare i comportamenti che generano valore nel tempo (la luna).
