BTP Italia, conviene davvero?

Parte oggi il collocamento della diciottesima emissione del BTP Italia, il titolo di stato indicizzato all’inflazione italiana.

La durata è di 6 anni, al termine dei quali verrà corrisposto un premio fedeltà dell’8 per mille.

Il tasso cedolare minimo è pari all’1,60%, il tasso definitivo verrà comunicato giovedì 17 novembre e potrà essere solo più alto rispetto al tasso reale minimo.

Il funzionamento del Btp Italia è leggermente più complesso rispetto a quello dei Btp nominali. La cedola semestrale, infatti, viene calcolata moltiplicando la metà del tasso di interesse cedolare annuale fisso (l’1,60/2) per il capitale sottoscritto rivalutato sulla base dell’inflazione verificatasi nel semestre precedente lo stacco.

In pratica le cedole sono tanto più alte tanto più è stata alta l’inflazione nel periodo antecedente lo stacco. Dopo lo stacco il meccanismo si resetta a 100.

L’interesse verso queste tipologie di titoli è ovviamente elevato in un periodo di alta inflazione, ma bisogna tenere conto di vari aspetti prima di precipitarsi in banca per partecipare al collocamento.

Quali sono i rischi?

Innanzitutto occorre considerare l’emittente. Lo stato italiano, per via dell’enorme debito pubblico, non può certo essere considerato l’emittente più affidabile tra i vari stati sviluppati.

Inoltre si tratta pur sempre di un titolo il cui tasso è fisso e come tale sensibile all’aumento dei tassi: in caso di ulteriore rialzo si verificherebbe una diminuzione dei prezzi tanto più marcata quanto più lunga è la vita residua del titolo.

Per contro beneficia di una tassazione agevolata al 12,50% e di nessun costo in acquisto e nessuna spesa durante la vita del titolo.

Ma il grande vantaggio di queste tipologie di titoli è quello di garantire un tasso reale positivo, ovvero superiore all’inflazione.

In definitiva, conviene o no?

Per una corretta analisi sulla convenienza o meno è opportuno considerare il break even inflation per scadenze di 6 anni ovvero il confronto con il rendimento offerto da un titolo di stato di pari durata a cedola fissa.

Oggi questo livello è intorno al 2,50% e questo significa che il nuovo BTP Italia sarà conveniente se l’inflazione nei prossimi 6 anni si manterrà mediamente su questi livelli. Tutto sommato una possibilità abbastanza realistica.

Un BTp nominale di pari durata, invece, rende oggi circa il 3,50% netto.

Se l’inflazione, come probabile, dovesse scendere, e le politiche delle banche centrali, oggi ancora orientate al rialzo, dovessero invertire la tendenza, meglio sarebbe mettersi in casa un BTp nominale il cui tasso non subisce variazioni.

In conclusione, considera questi elementi:

  • È corretto avere in portafoglio una parte di titoli indicizzati all’inflazione fino alla percentuale massima del 20%
  • Sono strumenti eccezionali in fase di inflazione crescente, meno convenienti se acquistati nei momenti di picco dell’inflazione
  • Sono strumenti poco costosi e tutto sommato relativamente sicuri. Meglio sarebbe diversificare su titoli analoghi emessi da altri emittenti.

Il mio consiglio è di sottoscriverlo solo se pensi di poterlo tenere fino a scadenza. Il rischio al quale andrai incontro qualora dovessi smobilizzarlo prima della scadenza, è di doverlo cedere a prezzi più bassi rispetto all’acquisto.

Termina domenica… no, scherzo, termina mercoledì. Se sei interessato, meglio se mi chiami subito.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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