“Papà, come faccio a diventare ricco?”
“Perché mi fai questa domanda, tesoro?”
“Perché chi è ricco è felice”.
Sono tanti i genitori che si sono sentiti rivolgere almeno una volta questa domanda. È sempre difficile rispondere ad un figlio sul tema “i soldi fanno la felicità”. Se rispondiamo di no, oltre ad apparire falsi, rischiamo di stimolare in loro la credenza errata che i soldi sono “brutti e cattivi” e l’unica strada per poterne fare tanti è costellata di compromessi e scelte poco etiche. D’altronde, sarebbe anche sbagliato rispondere di sì, perché il benessere di un individuo è soggettivo e il denaro è solo una componente della propria felicità e, molto spesso, neanche la più importante.
A mio modo di vedere bisogna, quindi, far capire loro che l’obiettivo a cui devono tendere non è tanto il “diventare ricco”, quanto impegnarsi per raggiungere il benessere finanziario.
Cosa si intende per benessere finanziario?
Non è semplice dare una definizione uguale per tutti. Ognuno di noi, infatti, ha una sua idea di cosa significhi. Io ritengo si possa adottare la definizione del Consumer Financial Protection Bureau che lo definisce come “lo stato in cui una persona è in grado di far fronte ai suoi impegni finanziari, si sente sicura del suo futuro finanziario ed è in grado di fare scelte che gli permettono di godere della propria vita”.
I pilastri del benessere finanziario sono dunque quattro:
- Avere il controllo delle proprie finanze. Obiettivo che si può raggiungere attraverso il controllo delle entrate e delle uscite in modo costante.
- Poter affrontare un’improvvisa difficoltà economica, come la perdita del lavoro o una grossa spesa imprevista. Per affrontare queste situazioni senza andare in difficoltà occorre costruirsi e mantenere una riserva di liquidità.
- Raggiungere i propri obiettivi finanziari grazie alla pianificazione finanziaria.
- Poter godere della propria vita. Che non significa poter spendere “senza ritegno”, ma piuttosto “non dover essere sempre preoccupati per le bollette”.
Guidare i figli sulla strada della consapevolezza finanziaria significa, quindi, definire insieme a loro cosa si intende per benessere finanziario, incoraggiarli a porsi degli obiettivi e sostenerli nello sviluppo dei caratteri distintivi di ogni buon investitore: pazienza, costanza e metodo.
Come farlo?
Prima di passare ai metodi, occorre tenere conto delle variabili che agiscono nello sviluppo di queste competenze.
La prima variabile è il livello di autonomia che un genitore dà al figlio, sia nello spendere i soldi che nel guadagnarli attraverso piccoli lavoretti. La seconda è la capacità di fare un piccolo bilancio delle entrate e delle uscite. È importante stimolare il dialogo in famiglia tra genitori e figli e affiancarli nella redazione del loro piccolo bilancio personale. La terza variabile consiste nello stimolare nei figli l’interesse verso la finanza. Per poterlo fare è importante parlare in casa di tematiche quali l’economia e la finanza.
Inevitabilmente lo sviluppo di tali competenze sarà fortemente influenzato dalle caratteristiche di ciascun figlio come la personalità e le abilità individuali, soprattutto nelle materie matematiche. Ciò non toglie, però, che una buona guida possa stimolare fin dalla più giovane età lo sviluppo di competenze che potrebbero in futuro fare un’enorme differenza per il loro benessere economico e finanziario.
Da che età è possibile affrontare queste tematiche coi nostri figli?
I concetti più complessi sopra esposti possono essere affrontati senza problemi con i figli in età preadolescenziale. Per i più piccoli, invece, occorre prima aspettare che maturino lo sviluppo di determinate competenze. Non bisogna, però, fare l’errore di credere che i bambini siano del tutto estranei ai soldi quando sono piccoli. Loro, infatti, ci osservano quando paghiamo il bottegaio, usiamo il bancomat o facciamo acquisti online. Persino le fiabe che leggiamo loro prima di dormire, sono piene di storie dove la povera fanciulla di turno sogna di sposare il ricco principe…
Un metodo che molti genitori utilizzano per introdurre i figli ad imparare l’importanza della corretta gestione del denaro è quello della paghetta.
È giusto dare la paghetta ai figli?
Partiamo da un assunto: non esistono evidenze scientifiche che dimostrino che la paghetta aiuti a sviluppare competenze finanziarie migliori.
A mio avviso è un buon metodo per iniziare a parlare di soldi coi figli. Come detto, vanno rispettati gli sviluppi cognitivi dei bambini che, secondo gli studi del sociologo Jean Piaget, sono in grado di comprendere i processi di risparmio, spesa, budgeting e pianificazione a partire dagli 8-9 anni. Molto spesso, chi inizia prima, o chi lo fa senza aver condiviso con i figli i concetti sopra esposti, lo fa principalmente su base emotiva, oppure per i sensi di colpa che lo portano a voler compensare la propria assenza con i soldi.
Una strategia che a mio avviso può rilevarsi molto utile, oltre che divertente, è quella di realizzare insieme a loro una scatola salvadanaio divisa in blocchi, dove ogni blocco corrisponde ad una finalità: risparmio per il consumo, risparmio per il futuro, risparmio per un regalo e, perché no, anche risparmio per la solidarietà verso chi è meno fortunato.
Quindi, se vuoi essere un bravo genitore anche sotto questi aspetti, oltre ad incoraggiarli a studiare, dovresti anche accompagnarli nello sviluppo della loro autonomia nel guadagno del denaro, affiancarli nella redazione di un loro budget, parlare in famiglia di economia e finanza e, soprattutto, essere un modello genitoriale che pianifica il futuro, si pone obiettivi finanziari e imposta un piano per raggiungerli.



