Siamo arrivati alla fine del ciclo di rialzo dei tassi?
È questa la domanda che gli investitori di tutto il mondo si stanno facendo in questi giorni.
Lo scenario di base, infatti, è radicalmente cambiato nelle ultime settimane a causa del fallimento della Silicon Valley Bank prima e del salvataggio in extremis del Credit Suisse poi.
Powell (il presidente della Fed, la banca centrale americana) è chiamato a risolvere un nuovo dilemma: inflazione o stabilità finanziaria?
Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di comprendere meglio cosa è successo. Tutto ha avuto inizio con il fallimento della SVB, la banca delle start up della Silicon Valley. Il management della banca ha “pensato bene” di investire le somme depositate dai loro clienti in titoli sicuri, ovvero in titoli di stato americani a lunga scadenza. Peccato che, con il violento rialzo dei tassi messo in atto dalle banche centrali nel secondo semestre 2022, i prezzi di questi titoli siano letteralmente precipitati. I nodi sono venuti al pettine nel momento in cui molti clienti hanno ritirato i loro depositi non remunerati per investirli direttamente in titoli a breve e ottenere rendimenti oltre il 5%.
La SVB ha dovuto quindi vendere in perdita i titoli aprendo un primo interrogativo sull’eventualità che il caso non fosse isolato e che si potessero avere conseguenze sulla tenuta dell’intero settore bancario statunitense.
Quello che, però, ha portato il panico sui mercati è stato il “caso” Credit Suisse. Un conto è, infatti, il fallimento di una piccola banca regionale americana. Tutt’altro effetto genera il rischio di fallimento della seconda banca svizzera. Il salvataggio è stato orchestrato a tempo di record dalle autorità svizzere che hanno imposto e favorito l’acquisizione da parte di UBS.
Da un paio di settimane, quindi, il mondo è nel panico per i timori di una crisi bancaria “stile 2008”. I titoli delle banche sono passati, nel giro di pochissimi giorni, dalle stelle alle stalle perdendo circa il 15%.
Come spesso succede, la speculazione va a nozze con eventi di questa portata e ha tirato in ballo anche le storiche difficoltà di Deutsche Bank.
Ora, come sempre, non bisogna perdere la testa ma analizzare i fatti in maniera quanto più lucida possibile. Le banche, dopo la crisi del 2008, si sono notevolmente rafforzate in termini di solidità patrimoniale e non esiste oggi nessuna crisi di liquidità del sistema. Di sicuro non esiste né per le banche europee né per quelle italiane.
Anzi, a dirla tutta, in questa situazione si cela, come sempre, una grande opportunità. Le azioni sono scese di prezzo facendo aumentare in misura significativa la redditività dei dividendi.
Il caso Credit Suisse ha generato, inoltre, un miniterremoto sulle obbligazioni bancarie. Il salvataggio, infatti, ha visto maggiormente tutelati gli interessi degli azionisti rispetto a quelli dei detentori di obbligazioni subordinate, il cui valore è stato azzerato. Un evento simile sulle obbligazioni emesse da banche europee non sarebbe possibile. I rendimenti di queste tipologie di titoli sono aumentati fino a superare, in molti casi, il 10%. Anche in questo caso, per un investitore con il giusto orizzonte temporale, si aprono opportunità di rendimento per certi versi irripetibili.
Tutta questa situazione ha, in ogni caso, una conseguenza diretta: le banche faranno più fatica a prestare i soldi. Si viene così a creare una stretta creditizia dove a una minore erogazione di credito corrisponde un ulteriore rialzo “di fatto” dei tassi.
Inoltre, tassi più alti e minori prestiti significano minori consumi.
Tutto questo porterà, quindi, quasi certamente ad una più rapida e significativa riduzione dell’inflazione.
Ecco perché siamo in tanti a pensare che il rialzo dei tassi di marzo da parte di FED e BCE potrebbe essere stato uno degli ultimi rialzi, se non addirittura l’ultimo.
In realtà Powell continua a dichiarare che l’inflazione rimane il nemico numero uno e afferma che, se sarà necessario, procederà ad ulteriori rialzi.
Non può, però, ignorare un rischio ben più grande, ovvero l’espandersi della crisi finanziaria.
Il mondo sembra “condannato” ad entrare in recessione e se i tassi non sono arrivati al capolinea, poco ci manca.
Dopo questa lunga premessa, veniamo al tema centrale di questa newsletter:
dove investire nei prossimi mesi se i tassi smettono di salire?
Sul gradino più alto del podio si posizionano le obbligazioni. Così come si sono rivelate l’asset peggiore nel 2022, la fine del rialzo dei tassi e il rischio di recessione, porta l’investitore ad ottenere rendimenti interessanti con possibili guadagni anche in conto capitale. Lo si è in parte già visto in questi giorni dove le obbligazioni governative sono salite molto di prezzo, soprattutto quelle con scadenze più lunghe.
Al secondo posto nella graduatoria delle asset da preferire, troviamo le azioni growth, o, per dirla in modo più semplice, del settore tecnologico. Anche queste fortemente penalizzate lo scorso anno, hanno già intrapreso la via del riscatto e il venire meno delle tensioni sui tassi, potrebbe dare ulteriore slancio alle loro quotazioni.
Al terzo posto si posiziona un asset da troppi dato per morto: il bitcoin. Nonostante ogni settimana si leggano notizie allarmanti sul mondo cripto, il bitcoin è salito del 70%, ma, come sempre, i media preferiscono parlare di tonfi e crisi, piuttosto che di rialzi spettacolari.
Infine, un altro asset che ha beneficiato in questi giorni del venir meno delle aspettative di rialzo dei tassi e ha ritrovato il suo storico ruolo di bene rifugio è l’oro.
Quindi, che si fa? Si vende tutto e si mette tutto in bond, azioni tech, oro e bitcoin?
Mai stravolgere la propria impostazione. Puoi, però, fare qualche piccolo intervento. Sono alcuni mesi che ti consiglio di inserire obbligazioni in portafoglio. Se mi segui da tempo, sai anche che ti consiglio di incrementare, magari con un piano di accumulo, le azioni tech. Lasciando stare il bitcoin che, mi rendo conto, non è per tutti, il resto del portafoglio lo puoi suddividere tra oro (5%) e materie prime (10%) che, anche se in una fase recessiva non sono l’asset più interessante del momento, sono da accumularle gradualmente in ottica strategica.
Un portafoglio impostato bene può superare questi momenti di difficoltà e una corretta analisi dei fatti ti porterà a vedere l’opportunità oltre l’ostacolo.



