Dopo cinque mesi di luna di miele con i mercati, aprile si è chiuso in negativo per la maggior parte dei principali indici azionari. Sullo scenario “riccioli d’oro” che si stava delineando con economie in crescita e inflazione in calo, è arrivata la doccia fredda dei dati sull’inflazione americana. Per il terzo mese consecutivo, l’inflazione ha mostrato un leggero aumento, spostando a data da destinarsi la possibilità di un primo taglio dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e confermando la prospettiva di “tassi alti per più tempo”.
Non è una novità che l’inflazione si dimostri persistente; già a marzo, l’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) americano aveva registrato un incremento. La vera sorpresa è arrivata il 25 aprile, festa della liberazione in Italia, ma un giorno come un altro nel resto del mondo, con il dato sulla crescita del PIL americano che ha mostrato un netto rallentamento.
La super economia a stelle e strisce sembrava immune alla politica restrittiva imposta dalla Federal Reserve, ma, mentre alcune società possono rimanere stabili nonostante l’alto livello dei tassi, molte altre rischiano di non poter sopravvivere a lungo. In questi giorni sono stati pubblicati i risultati trimestrali delle “Big Seven”. Microsoft e Google hanno ottenuto ottimi risultati, mentre Meta e Tesla hanno deluso. Apple ha contrastato i risultati deludenti del primo trimestre annunciando un imponente piano di riacquisto di azioni proprie (buy-back), una mossa che storicamente sostiene le quotazioni azionarie. In attesa dei risultati di Nvidia, la nuova regina della borsa, i giganti della tecnologia hanno comunque mostrato utili mediamente in crescita, un segnale positivo per i mercati.
Tuttavia, l’elemento più rilevante per prevedere la direzione futura dei mercati è oggi il dato sull’occupazione americana.
In pratica il destino dei nostri risparmi dipende in grande misura da questo dato. Lo ha detto chiaramente Powell nell’ultima riunione della FED: indipendentemente da quello che farà l’inflazione, se ci sarà un indebolimento del mercato del lavoro, taglierà immediatamente i tassi.
Sui mercati succede spesso così: le brutte notizie diventano belle notizie. È infatti bastato che venerdì scorso venisse comunicato un dato sull’occupazione più debole delle attese per far tornare gli acquisti. Lo scenario è quindi nuovamente cambiato. Solo tre mesi fa, il mercato prevedeva fino a sei tagli dei tassi americani per il 2024. Questa prospettiva è stata completamente ribaltata fino a ipotizzare nessun taglio per tutto l’anno. Ora, le ultime dichiarazioni di Powell e il nuovo dato sull’occupazione suggeriscono la possibilità di almeno due tagli quest’anno.
Questo cambiamento di rotta della Federal Reserve può essere interpretato come un’accettazione di un’inflazione leggermente superiore all’obiettivo del 2% pur di mantenere in salute l’economia americana. Tale approccio dovrebbe sostenere le azioni e fornire ossigeno anche alle obbligazioni, che dall’inizio dell’anno si sono rivelate nuovamente l’investimento meno performante.
Tutto questo ci insegna, ancora una volta, un principio fondamentale: non bisogna impostare i propri portafogli sulla base delle previsioni degli analisti o sull’interpretazione del movimento delle sopracciglia di Powell in conferenza stampa. Un investitore saggio dovrebbe rimanere fedele alla propria strategia finanziaria e guardare il proprio portafoglio meno di quanto non faccia abitualmente.
È forse troppo presto per applicare il vecchio detto borsistico “sell in May and go away”?
Probabilmente sì, la recessione più attesa della storia, può ancora aspettare.



