Il paradosso delle previsioni

Le previsioni sono difficili, soprattutto per quanto riguarda il futuro

Un giorno un giovane investitore chiese a J.P.Morgan, un protagonista assoluto del mondo finanziario del XIX secolo, come si sarebbe mosso il mercato nei mesi successivi. Morgan gli rispose: “il mercato andrà su e giù, mio giovane amico. Andrà su e giù”.

Fare previsioni è nella natura umana e in numerosi ambiti siamo riusciti ad avere previsioni molto accurate. Si pensi, ad esempio, al clima. Ricordo che, quando ero piccolo, in televisione si guardavano le previsioni del tempo a cura del servizio meteorologico dell’Aereonautica militare. Sentivo gli adulti dire: “tanto, non ci azzeccano mai!” Oggi, invece, sappiamo con precisione quasi assoluta se alle tre del pomeriggio, nella località in cui ci troviamo, pioverà o splenderà il sole. Più difficile, invece, prevedere come sarà il tempo da qui a quindici o trenta giorni. Impossibile immaginare come sarà tra un anno o più.

In finanza le cose stanno diversamente. Nonostante i progressi della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, prevedere l’andamento dei mercati sul breve periodo è pura attività da cartomanti.

Il prof. Legrenzi usa definirlo come il “paradosso delle previsioni”: è difficile prevedere quello che succederà di qui a qualche mese; meno difficile prevedere quello che succederà tra qualche anno.

Moltissimi investitori pensano di poter giocare sulla tempistica del mercato, ossia sull’idea che ci siano momenti per entrare e altri per uscire. Sono, cioè, convinti di poter uscire per evitare una correzione e rientrare a livelli più bassi basando le loro decisioni d’investimento sulle previsioni a breve termine che recuperano dai giornali o da trasmissioni televisive specializzate (se non, addirittura, dai loro consulenti…). Possiamo dividere questi investitori in due categorie:

  • I catastrofisti, ovvero coloro che pensano che il crollo dei mercati sia sempre dietro l’angolo. Di norma questi aspettano sempre il “momento buono” per investire, mantenendo enormi quantità di denaro liquido sui conti correnti o parcheggiati in investimenti a breve privi di rendimento.
  • I market timers, ovvero coloro che sono generalmente investiti, ma corrono a liquidare le posizioni dopo che il mercato ha registrato un calo del 10% circa perché poi “loro rientrano a prezzi più bassi”. In realtà solo una volta su cinque il mercato cala mediamente di un altro 10%. Il più delle volte il calo non supera il 14% e in meno di due mesi generalmente recupera i livelli precedenti. Di fatto, quindi, liquidare le posizioni dopo un calo del 10% significa liquidarle poco prima che i valori tocchino il livello minimo per poi risalire.

Cosa puoi fare per vincere nella partita degli investimenti?

Segui queste tre semplici regole

  1. Le previsioni funzionano meglio sui tempi lunghi che non sui tempi brevi. Per quanto incerto il futuro, è più facile prevedere quello che succederà sui mercati sui tempi lunghi. E non farti condizionare dal passato: non avere rimpianti e non voltarti mai indietro. Se anche hai commesso qualche errore in passato, questo non deve condizionare le tue scelte d’investimento future
  2. Pensare di conoscere il giusto timing per entrare e uscire dai mercati è pura illusione.
  3. La migliore arma per sconfiggere l’incertezza del futuro è la diversificazione.

Come vedi, per vincere in questa sfida non è necessario saper prevedere il futuro, devi solo concentrarti su ciò che puoi controllare.

L’avversario da battere non è il mercato… sono le tue emozioni!

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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