La Cina è stato il mercato azionario più performante nel mondo nel 2020, ma quest’anno si sta rivelando una delle aree peggiori dove essere investiti.
L’indice complessivo della regione MSCI Asia/Pacific ha chiuso in ribasso venerdì scorso dell’1% andando a realizzare la peggiore settimana da febbraio con un calo del 4,8%.
Vediamo innanzitutto di comprendere le motivazioni di questo andamento.
Il primo paese al mondo a riprendersi dalla crisi da Covid 19 inizia a mostrare qualche segnale di rallentamento dopo la vigorosa ripresa economica registrata nel primo trimestre 2021. Ma la motivazione forse più rilevante di questa debolezza dei mercati è dovuta all’intervento del governo sul settore tecnologico che ha innervosito non poco gli investitori di tutto il mondo.
Il Parlamento cinese ha, infatti, varato una legge che impone regole più restrittive per la gestione dei dati personali affondando, così, i titoli delle società dell’ e-commerce. Fra i titoli più colpiti troviamo colossi come Alibaba (che rispetto ai massimi ha praticamente dimezzato il suo valore), JD.com e Pinduoduo. Altro esempio di come i regolatori siano diventati particolarmente severi con le aziende tecnologiche in Cina è DiDi, l’equivalente cinese di Uber, quotatasi a New York per poi sentirsi dire pochi giorni dopo che la sua app sarebbe stata vietata in Cina.
Altro elemento che sta scuotendo il listino del Dragone è il richiamo del presidente cinese Xi Jinping a moderare la crescita della ricchezza individuale a favore della collettività.
Attraverso queste manovre il Partito sta chiaramente dicendo che non tollera più, e che non fornirà più, la libertà di mercato che ha concesso finora.
E questa non è una bella cosa..
Il quesito che molti osservatori internazionali si pongono oggi è se sia giunto alla fine il nuovo capitalismo cinese.
Dato che un investitore avveduto ha certamente investito in questi anni una parte del proprio portafoglio in Cina, vediamo se e quanto dobbiamo essere preoccupati.
La Cina ha ambizioni di crescita e mira a superare l’economia statunitense. Per centrare questo obiettivo ha ancora bisogno di un mercato dei capitali ben funzionante. Inoltre, secondo il 14° piano quinquennale varato dal partito, l’innovazione rimane una priorità politica chiave. Per garantire che l’innovazione possa continuare a prosperare, la regolamentazione deve avere un approccio equilibrato. Un eccesso di norme restrittive rischierebbe di danneggiare la fiducia delle imprese e frenarne la spinta all’innovazione.
Secondo gli analisti di Aberdeen Investments, società molto attiva nell’area asiatica, la Cina ha scalato rapidamente la curva dell’innovazione, ma la regolamentazione non è riuscita a tenere il passo. A loro giudizio i regolatori cinesi stanno cercando di recuperare terreno, rimanendo però a favore dell’innovazione.
A livello più ampio, gli obiettivi delle politiche del governo si focalizzano sulla necessità di rafforzare la sicurezza nazionale e la volontà di migliorare la stabilità sociale, economica e finanziaria del paese.
Volendo, quindi, guardare il bicchiere mezzo pieno, questo periodo di tensioni sui mercati servirà a condurre l’area verso un periodo di normalizzazione, eliminando i rischi di surriscaldamento che si erano generati a fine 2020.
Le alternative alla Cina
Asia non è solo Cina. Mentre il colosso asiatico è sotto i riflettori di tutti gli investitori internazionali, non dimentichiamoci che vi sono molti altri paesi nella regione che meritano l’attenzione di un investitore.
Ovviamente questi paesi dipendono in misura molto rilevante dalla Cina per prosperare, ma molti di questi stanno dimostrando una notevole dinamicità e offrono un potenziale di alta crescita economica nei prossimi anni.
Da un’analisi condotta da Pictet Asset Management sull’Asia emergente, si evidenzia come la regione sia caratterizzata da prospettive di crescita in miglioramento, un’inflazione bassa, un impegno credibile ad attuare riforme e un’economia sempre più diversificata.
La loro previsione è che nei prossimi cinque anni la performance delle azioni dei Paesi asiatici emergenti sarà la migliore tra quella di tutte le classi di attività, con rendimenti medi prossimi all’11% all’anno.
Contemporaneamente, i titoli di Stato cinesi offrono ancora oggi il miglior profilo di rischio/rendimento nell’universo del reddito fisso.
Il mio invito, quindi, è quello di mantenere salde le posizioni accumulate nell’area negli anni precedenti (su cui si registrano tuttora interessanti plusvalenze) e approfittare dell’attuale fase di correzione per accumulare progressivamente quote per coloro che fossero ancora poco investiti in quest’area.



