Oro ai massimi: follia o realismo?

Esattamente un anno fa, in questo articolo pubblicato sul mio blog (https://www.montainafilippo.it/investire-oro-2024/), mi interrogavo sul fatto che l’oro potesse aver già raggiunto i massimi e se avesse ancora senso inserirlo in portafoglio. Dodici mesi dopo, la realtà ha superato le attese: il metallo giallo ha messo a segno un ulteriore rally, superando quota 3.500 dollari l’oncia e toccando livelli mai visti prima. La domanda, dunque, si ripresenta con più forza: conviene ancora investire in oro?

Un contesto che ricorda gli anni ’70


La dinamica attuale ricorda in modo preoccupante gli anni Settanta, quando la Casa Bianca forzò la Federal Reserve a mantenere tassi troppo bassi rispetto ai rischi inflattivi. Il risultato fu un dollaro indebolito e un rally dell’oro superiore al 300%.

Oggi lo scenario appare simile: gli attacchi costanti del presidente Trump alla Fed, i tentativi di condizionarne la leadership e le pressioni per tagliare i tassi più in fretta hanno aperto un fronte delicato. La domanda cruciale è per quanto tempo la Fed potrà mantenere l’indipendenza? Se questa indipendenza sarà compromessa, anche il ruolo dei Treasury come asset “risk-free” verrebbe messo seriamente in discussione.

Oro e dollaro: una relazione inversa


Un altro elemento da considerare è la relazione inversa tra oro e dollaro. Ogni volta che il biglietto verde si indebolisce, il metallo giallo tende a rafforzarsi. Oggi politiche volontarie o accidentali di indebolimento del dollaro stanno sostenendo il prezzo dell’oro da due direzioni:


– lo rendono più conveniente per gli investitori internazionali;
– lo rendono meno costoso da tenere in portafoglio rispetto ad altri strumenti che pagano interessi.

È questo meccanismo che rende il rally dell’oro non una bolla irrazionale, ma una conseguenza logica delle condizioni monetarie e valutarie globali.

Treasury sotto pressione


Il Tesoro americano deve rifinanziare volumi crescenti di debito, aggravati da un deficit che secondo le stime potrebbe superare i 3.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Nonostante le prospettive di imminenti tagli della Fed abbiano già spinto in basso i rendimenti a breve, il trentennale resta vicino al 5%. È il segnale di un mercato che non si fida e pretende un premio maggiore per continuare a finanziare Washington.

Questo scenario ha incrinato il tradizionale status dei Treasury come bene rifugio. E mentre il “porto sicuro” perde credibilità, l’oro si afferma come alternativa solida: un bene rifugio senza passività.

Una domanda strutturale


Gli afflussi confermano questa tendenza:
i massicci acquisti di ETF sull’oro hanno spinto le consistenze ai massimi da cinque anni;
– le banche centrali restano compratori netti, indipendentemente dal prezzo, un fattore che riduce le possibilità di un drastico calo delle quotazioni (vero timore di chi volesse entrare proprio adesso);
– il valore delle riserve auree ha ormai superato quello dei Treasury USA detenuti dalle stesse banche centrali.

Non è un movimento speculativo, ma un riassetto strutturale delle riserve globali che riflette la ricerca di stabilità fuori dal sistema dollaro. In altre parole, l’oro sta progressivamente erodendo il ruolo del “re dollaro” come punto di riferimento assoluto dei mercati finanziari.

Oltre l’oro


Quando un anno fa scrivevo che l’oro sembrava ai massimi, molti pensarono che fosse giunto il momento di ridurne il peso in portafoglio. I fatti hanno dimostrato il contrario: oggi il suo ruolo è ancora più centrale.

Non si tratta di idealizzare l’oro come soluzione universale: sarebbe un errore sostituire un eccesso con un altro. Ma ignorarne l’importanza, in un contesto di debolezza dei Treasury, pressioni politiche sulla Fed e indebolimento del dollaro, sarebbe altrettanto sbagliato.

Non a caso, diversi portafogli modello prevedono l’inserimento di una quota di oro a prescindere dal prezzo del momento: dal celebre Golden Butterfly ad altre strategie di diversificazione, l’oro compare come elemento stabile pensato per offrire protezione nelle fasi più incerte dei mercati.

E non c’è solo l’oro. Anche altri metalli preziosi possono avere un ruolo nei portafogli: l’argento, ad esempio, è più volatile ma beneficia della crescente domanda industriale (pannelli solari, elettronica); il platino e il palladio sono legati all’automotive e alla transizione energetica. Non sono beni rifugio “puri” come l’oro, ma possono contribuire alla diversificazione in fasi di mercato incerte.

E poi c’è quello che viene definito “oro digitale”: le criptovalute, in particolare Bitcoin. Non sono un sostituto dell’oro fisico né hanno la stessa storia millenaria, ma per alcuni investitori rappresentano un’alternativa interessante e un nuovo tassello da considerare. Un tema che seguo spesso, e che vale la pena ricordare proprio per distinguersi da una visione troppo tradizionale della finanza.

Più che “tutti pazzi per l’oro”, dunque, questa corsa sembra un atto di puro realismo. In un mondo dove persino l’asset “risk-free” per eccellenza perde credibilità, l’oro rimane il bene rifugio per eccellenza, e gli altri metalli preziosi – insieme al cosiddetto oro digitale – possono affiancarlo come tasselli complementari di una strategia ben costruita.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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