Sotto il termine generico di “polizze” rientrano molti strumenti assicurativi differenti. La prima e più importante distinzione va fatta tra le polizze di ramo vita, ovvero polizze d’investimento che consentono di investire i propri capitali, e quelle del ramo danni, che proteggono contro i danni materiali e le perdite economiche derivanti da eventi imprevisti.
Banche e assicurazioni promuovono con forza la vendita di questi prodotti, che hanno un’elevata marginalità (per loro, non per il cliente…). In realtà, le polizze d’investimento hanno delle caratteristiche che possono renderle ottimi strumenti, a patto di conoscerne a fondo le caratteristiche e i costi. Vediamo quindi di conoscere un po’ meglio questi prodotti, concentrandoci oggi sulle polizze di Ramo Primo, le gestioni separate.
Le Polizze di Ramo Primo
Le polizze di Ramo Primo combinano la protezione assicurativa con una componente di risparmio. Investono in una particolare tipologia di fondi assicurativi, detti “gestioni separate”. Questo termine indica che gli attivi investiti sono separati dal patrimonio della compagnia. La particolarità di questi prodotti è che le attività in cui investe la gestione sono valorizzate al costo storico a cui sono state acquistate, e non al prezzo di mercato. Questo fa sì che la gestione sia immune dalle oscillazioni del mercato, garantendo al sottoscrittore la certezza del valore del proprio investimento: 1000 euro investiti saranno sempre 1000 euro, indipendentemente dall’andamento del mercato.
Su determinate scadenze e/o al decesso dell’assicurato, il capitale è garantito dalla compagnia emittente. Dato che il prezzo dei titoli presenti all’interno della gestione non varia, il valore stesso della polizza non varia e quindi il capitale è di conseguenza garantito. Inoltre, le compagnie sono obbligate a tenere delle riserve per far fronte agli impegni presi nei confronti degli assicurati in ogni contesto di mercato. Tuttavia, esistono rischi legati a scenari estremi che potrebbero pregiudicare in parte questa garanzia, come una grave crisi finanziaria che portasse al fallimento di uno o più emittenti.
Le gestioni separate investono una buona parte della loro raccolta in titoli governativi, spesso BTP. Se, per qualche motivo, il Tesoro “tagliasse” una parte del debito, questo potrebbe impattare sul valore della gestione separata. Un’altra situazione critica potrebbe verificarsi in caso di un forte rialzo dei rendimenti, che provocherebbe un crollo del valore del portafoglio obbligazionario. In caso di richieste di riscatto massicce, la compagnia potrebbe essere costretta a liquidare i titoli ai prezzi di mercato, compromettendo, in parte, il valore del capitale investito. Questo evento è recentemente accaduto alla compagnia assicurativa “Eurovita Assicurazioni”. Per salvaguardare i sottoscrittori, l’autorità di vigilanza è stata costretta a bloccare i riscatti per un lungo periodo di tempo e a imporre ad una cordata di grandi compagnie di garantire ai malcapitati investitori il rimborso integrale dei capitali investiti.
Per questo motivo, è fondamentale sottoscrivere polizze emesse da compagnie solide e ben capitalizzate. Nonostante questi scenari estremi, le gestioni separate sono tra gli investimenti più sicuri e adatti ai risparmiatori prudenti e a coloro che desiderano disporre dell’investimento in qualsiasi momento senza rischiare di subire delle perdite.
Perché negli ultimi mesi molti risparmiatori hanno riscattato le gestioni separate?
Negli ultimi due anni, molti risparmiatori hanno riscattato le loro polizze attratti dai rendimenti più elevati offerti dai titoli di stato. Le gestioni separate, infatti, si adeguano lentamente al variare delle condizioni di mercato. Fino a quando i tassi di mercato erano prossimi allo zero, le polizze garantivano rendimenti superiori, ma dal 2022 è accaduto l’opposto. Inoltre, chi aveva necessità di smobilizzare parte dei propri investimenti per esigenze personali, ha trovato nelle gestioni separate l’unico strumento da cui poter ritirare senza subire perdite.
Quali Polizze Scegliere?
Nella scelta di una gestione separata, è importante valutare, oltre all’affidabilità della compagnia, anche l’impatto dei costi. I costi principali sono tre:
- Commissioni d’ingresso: tecnicamente definiti “caricamenti”.
- Costi di gestione: ovvero la quota trattenuta dalla compagnia sul rendimento.
- Commissioni di uscita: spesso definiti “penali”.
Consiglio di evitare polizze con commissioni d’ingresso o, quantomeno, di chiederne l’azzeramento al proprio consulente, e preferire polizze senza penali in uscita o con penali che si azzerano dopo un massimo di tre anni. I costi di gestione devono essere contenuti (tra lo 0,40% e l’1,20%). Tuttavia, meglio una polizza con un costo di gestione leggermente più alto ma con rendimenti storici interessanti, piuttosto che una con un trattenuto basso, ma rendimenti scarsi.
Un altro vantaggio delle gestioni separate è che non pagano l’imposta di bollo, offrendo, di fatto, un rendimento aggiuntivo dello 0,20%. Inoltre, non sono soggette a imposta di successione ed escono dall’asse ereditario, permettendo di designare un beneficiario specifico. I tempi di liquidazione sono generalmente più rapidi rispetto ad una normale pratica di successione, permettendo così di far fronte rapidamente anche alle spese legate al passaggio successorio. Inoltre, le polizze di ramo I sottoscritte in bonis sono insequestrabili e impignorabili, offrendo una riserva sicura contro aggressioni esterne sul patrimonio.
Conclusione
Come vedi, l’eventuale decisione di sottoscrivere una gestione separata o di riscattarla dovrebbe essere ponderata alla luce di tutte le caratteristiche distintive del prodotto, non solo sul confronto con il rendimento rispetto a un BTP.



