Preparati una tazza di tè, siediti sulla tua poltrona preferita e leggi con attenzione le righe che seguono perché sto per svelarti quello che succederà sui mercati nel 2023.
Non ci credi? Fai bene! Anche perché nessuno sa di preciso quello che succederà sui mercati nei prossimi mesi. Prova per un attimo a tornare con la mente a dicembre 2021: nessuno avrebbe immaginato che stavamo per entrare in uno dei peggiori anni della storia sui mercati finanziari.
Il clima era piuttosto disteso. C’era un po’ di preoccupazione per il continuo aumento dell’inflazione e ci si aspettava un lento e graduale rialzo dei tassi. Le cose, come sai, sono andate diversamente e oggi, con il senno di poi, siamo qui a dire che ce lo saremmo dovuti aspettare.
Ribadita, quindi, la fallacia delle previsioni, ho comunque il dovere di analizzare il contesto e suggerire ai miei clienti quali scenari possono delinearsi nei mesi a venire.
Ho la certezza di non sbagliare dicendoti: “sarà un anno caratterizzato da estrema incertezza e volatilità”, ma io stesso non amo gli analisti che non prendono posizione e fanno infiniti giri di parole per poi non dire nulla. Quindi, mi prendo le mie belle responsabilità e ti dico quello che penso potrebbe effettivamente succedere nel corso dell’anno.
Partiamo da un assunto: anche se siamo mentalmente portati a resettare a fine anno l’andamento dei nostri portafogli, il 2023 vedrà la prosecuzione dei fattori che hanno depresso i listini nel 2022 e quindi, nei primi mesi lo scenario sarà grosso modo lo stesso: inflazione elevata e politiche monetarie restrittive con il conflitto Russo Ucraino sullo sfondo.
Analizziamo, quindi, questi tre elementi.
L’inflazione ha finalmente iniziato la fase discendente. Questo è il primo e più importante elemento su cui impostare le proprie scelte d’investimento. I mercati hanno festeggiato con un vigoroso rialzo il dato pubblicato in America martedì scorso per poi innescare nuovamente la retromarcia dopo le parole di Powell, il presidente della Banca Centrale Americana. È curioso come questo “simpatico vecchietto” detti le sorti dei risparmi di milioni di investitori. Ci si è messa, poi, anche la Lagarde il giorno seguente a gettare benzina sul fuoco dei ribassisti, prospettando una BCE orientata a riportare “a tutti i costi” l’inflazione verso il target del 2%. E chissenefrega se tutto il vecchio continente finirà in recessione.
Ho quindi già introdotto il secondo elemento, la politica monetaria delle banche centrali, ancora fortemente dirette sulla strada del rialzo, almeno per la prima parte dell’anno.
Il terzo elemento a cui guardare con attenzione sarà la crescita economica. L’economia mondiale dovrebbe continuare a rallentare proprio a causa delle politiche restrittive delle principali banche centrali. È quasi certo che l’Eurozona e il Regno Unito saranno in recessione nel primo semestre 2023. Gli Stati Uniti, invece, potrebbero evitare questo scenario.
Sullo sfondo di questi tre elementi di natura economica, rimane il problema di una guerra la cui risoluzione appare oggi molto lontana e che ha portato una crisi energetica i cui effetti sembrano destinati a perdurare anche dopo un’eventuale risoluzione del conflitto.
Come vedi, quindi, poco cambia rispetto a quanto abbiamo visto nel secondo semestre 2022.
Ma proviamo per un momento a vedere il bicchiere mezzo pieno e a immaginare quello che potrebbe effettivamente accadere, soprattutto nella seconda parte dell’anno.
L’inflazione ha già iniziato una fase discendente. Tanto più significativo sarà il calo, tanto più le banche centrali potranno allentare la loro stretta sui tassi. Questi due elementi porteranno senza dubbio ad un vigoroso rimbalzo dei mercati e allontaneranno le probabilità di restare a lungo in recessione. Se poi dovessimo assistere ad una risoluzione del conflitto, allora ci sarà sicuramente da festeggiare.
Quando potrà succedere, questo nessuno lo sa. Ritengo comunque probabile che possa avverarsi proprio nel 2023.
Arriviamo, quindi, alla domanda iniziale: come impostare i portafogli in vista del nuovo anno?
La prudenza è d’obbligo ed è meglio entrare nel 2023 non troppo carichi di rischio. Oggi abbiamo la fortuna di avere nuovamente la componente obbligazionaria che genera rendimenti interessanti. Si possono comprare direttamente titoli governativi e obbligazioni societarie investment grade, anche a lunga scadenza, in quanto offrono rendimenti anche sopra il 4%.
Si può destinare anche una quota marginale dei propri investimenti in obbligazioni high yield e dei paesi emergenti, meglio attraverso strumenti gestiti come i fondi d’investimento,
Per la parte azionaria, io rimango del parere che gli Usa siano da preferire all’Europa, ma molti gestori sono del parere contrario. Ritengono che il rapporto prezzo/utili sui listini europei sia più interessante. Io, però, questa storia dei prezzi più convenienti in Europa la sento da almeno dieci anni e solo quest’anno l’America ha fatto peggio dell’Europa (anche se la rivalutazione del dollaro ha in parte mitigato questa sotto performance).
E poi c’è la grande incognita Cina. A mio avviso, la Cina, così come tutta l’area asiatica, ha tutte le potenzialità per sorprendere positivamente gli investitori nei prossimi mesi. Gli economisti puntano ad una riapertura totale della Cina verso marzo 2023; qualcuno pensa anche prima. In ogni caso, è molto probabile che il peggio sia passato e che i titoli del mercato azionario cinese abbiano un potenziale di rialzo molto significativo.
Detto della “ripartizione geografica”, vediamo quali settori saranno da preferire. Innanzitutto i titoli del settore finanziario che beneficia di maggiori margini grazie ai tassi in rialzo. Anche il settore della salute ha buone possibilità di far bene per le sue caratteristiche difensive.
C’è poi un settore che divide le opinioni di molti analisti: quello tecnologico. Io mi schiero tra coloro che ritengono che non si possa prescindere dall’avere una forte esposizione su questo settore che è stato molto penalizzato nel corso del 2022 e presenta oggi quotazioni divenute nuovamente interessanti.
Termino questa mia analisi con un accenno a materie prime e oro. L’oro ha, in questo momento, dei concorrenti molto agguerriti: le obbligazioni che pagano cedole in aumento e il dollaro che rimane ancora forte. Meglio quindi relegare l’oro ad un ruolo marginale all’interno del portafoglio. Discorso diverso, invece, per le materie prime. Dopo il rally di primavera, queste hanno rallentato la loro corsa nell’ultima parte dell’anno a causa dello spettro di una recessione imminente. A livello tattico è forse presto per tornare ad aumentare il loro peso in portafoglio, ma, a livello strutturale, andranno gradualmente incrementate in quanto destinate a rimanere un bene relativamente scarso in un mondo sempre più affollato.
Bene, direi che se volevi qualcuno che si sbilanciasse, penso di averti accontentato.
Se hai dubbi o semplicemente hai voglia di condividere il tuo punto di vista, chiamami o scrivimi a filippo@montainafilippo.it, sarà per me un piacere confrontarmi con te.



