Diciamo la verità, ce n’eravamo dimenticati. Non l’abbiamo più guardata, né tantomeno ce ne siamo preoccupati nella costruzione dei portafogli.
E, invece, ecco che, improvvisamente, non si parla d’altro tra gli addetti ai lavori. Non passa giorno che sulla mia scrivania non arrivi un articolo, un commento o un’analisi che tratta il tema dell’inflazione.
L’inflazione si crea se c’è ripresa economica. Non solo. I testi di economia ci hanno insegnato che è una conseguenza dell’aumento della massa monetaria in circolazione e se c’è una cosa su cui tutti possiamo essere d’accordo è che l’arma più potente messa in atto dalle Banche Centrali per contrastare lo shock economico da Coronavirus sia stata l’enorme liquidità immessa nel sistema.
Gli USA sono l’area dove i timori per un rialzo sono più forti. Entro due mesi, infatti, l’inflazione americana anno su anno potrebbe superare il tre per cento. Il fenomeno non è però circoscritto solo agli Stati Uniti; c’è infatti chi prevede un rialzo anche nell’Eurozona.
Solo la Cina, per il momento, sembra andare controcorrente.
“Inflazione? Quale inflazione?” Questa la risposta di Powell nel suo ultimo discorso a significare che la Federal Reserve non teme un rialzo dell’inflazione tanto da aver dichiarato di tollerare oscillazioni dell’indice dei prezzi anche sopra il 2%.
Perché non sembra essere un problema per Governi e Istituzioni?
Semplice. Ci sono tre modi con cui i governi possono ridurre l’enorme debito pubblico in circolazione (che poi è finito in gran parte nei bilanci delle varie Banche Centrali):
- Fallimento e conseguente decurtazione del debito in circolazione (Argentina…)
- Aumento del surplus di bilancio (maggiori entrate – tasse – o minori spese)
- Inflazione che erode il valore reale del debito
L’inflazione è sempre stata vista come un male da combattere, almeno oltre certi limiti, tant’è che la BCE per anni ha avuto come obiettivo primario il suo contenimento. L’arma da sempre adottata per contrastarla è stata il rialzo dei tassi. Nel recente passato i mercati si sono più volte spaventati per uno scenario di inflazione in aumento, per poi alla fine scoprire che il paziente non dava segni di vita.
Ma se non sembra essere un problema per le Autorità Monetarie, potrebbe esserlo per i risparmiatori?
Dipende.
Sicuramente sì per chi si è riempito di obbligazioni governative con scadenze molto lunghe. Qualche analista afferma che possa essere un problema anche per chi è investito in misura molto aggressiva in tecnologia, l’equivalente azionario dei bond a lunga scadenza.
Come proteggersi dal rialzo dell’inflazione?
Il rialzo dell’inflazione terrorizza i mercati obbligazionari e spaventa i listini azionari.
Il primo e più semplice rimedio per chi investe prevalentemente in obbligazioni è dato dalla trasformazione di una parte di obbligazioni governative “nominali” (le tipiche obbligazioni a tasso fisso come i BTP) in obbligazioni “indicizzate all’inflazione” come, ad esempio, i BTPItalia.
Aumentare, o inserire per chi ne fosse sprovvisto, le materie prime attraverso strumenti che replichino l’andamento delle cosiddette “commodity” (petrolio, metalli industriali e preziosi).
A livello valutario preferire valute legate alle materie prime come Corona Norvegese e Dollaro Australiano.
Per quanto riguarda, infine, la componente azionaria privilegiare i settori ciclici quali gli energetici, materie di base e finanziari. Questi ultimi dovrebbero beneficiare di un ipotetico contesto in cui all’aumento dell’inflazione segua abbastanza rapidamente anche un rialzo dei tassi.
Negli ultimi anni abbiamo più volte temuto uno scenario di inflazione in rialzo. La vera paura era data dal timore che i tassi ufficiali venissero aumentati per contrastarne l’ascesa. Molto spesso i timori sono rientrati nel giro di pochi mesi.
A mio avviso non ci sarà tantissima inflazione perché non ci sarà molta crescita.
In ogni caso è meglio “alzare la guardia” e inserire qualche contromisura se il portafoglio ne è sprovvisto. E non dimenticare che, storicamente, le azioni hanno protetto meglio il portafoglio nelle fasi di elevata inflazione rispetto alle obbligazioni.



