Dall’inflazione alla recessione

Bye bye TINA

Te la ricordi TINA? Il “there is no alternative” che io stesso ho più volte menzionato nei mesi scorsi. La logica sottostante a TINA era che, stante i livelli di rendimenti pressoché nulli delle obbligazioni, per un investitore non c’era alternativa all’investimento azionario.

TINA è sopravvissuta anche nel contesto dominato dall’inflazione galoppante di questi primi sei mesi dell’anno perché, in passato, in periodi di alta inflazione, le azioni avevano performato meglio rispetto alle obbligazioni.

Una delle poche certezze in campo finanziario, infatti, consiste nel fatto che, con l’inflazione che cresce, anche i tassi devono crescere e, di conseguenza, i prezzi delle obbligazioni scendono inesorabilmente.

Che poi anche le azioni abbiano fatto male in questi primi sei mesi, lo sanno anche i sassi.

Ora, però, lo scenario sta cambiando.

In queste ultime settimane, si respira un’aria nuova sul mercato. Il focus si è spostato dai timori sull’inflazione ai timori sulla crescita. E questo cambia moltissime cose.

L’inflazione ha molto probabilmente toccato il suo massimo a giugno e molti operatori ritengono sia già iniziata la fase discendente. Lo abbiamo visto sulle materie prime che, rispetto ai picchi raggiunti a inizio giugno, hanno perso più del 20%. Il mercato del lavoro negli Stati Uniti mostra i primi segnali di cedimento con le richieste dei sussidi di disoccupazione che hanno iniziato a risalire.

Ora, la parola più ricercata sui motori di ricerca non è più “inflazione”, bensì “recessione”.

Un Paese entra in recessione se l’economia si contrae per due trimestri consecutivi. Lo strumento con cui si misura una recessione è il Prodotto Interno Lordo (PIL). Anche se spaventa, la recessione è una fase essenziale del ciclo economico: le economie si espandono fino a raggiungere un picco, per poi contrarsi verso un punto minimo ed infine, tornano ad espandersi di nuovo.

Quella che ci apprestiamo a vivere è una recessione un po’ diversa dalle precedenti, perché è stata pianificata a tavolino dalle banche centrali che proveranno a controllarne l’evoluzione. Sul banco degli imputati finisce inevitabilmente la Banca Centrale Americana (FED) con la sua politica di rialzo tassi mirata a dare una spallata all’inflazione senza danneggiare troppo l’economia reale. Un po’ più arduo appare il compito della BCE che si trova a dover fare i conti con un’inflazione diversa da quella americana, ovvero causata dai rincari energetici più che da un’impennata dei consumi.

Se l’economia mondiale non è già entrata in recessione, lo farà verosimilmente prima della fine dell’anno o nei primi mesi del 2023.

L’Europa è l’area più vulnerabile in questo contesto e sarà probabilmente la prima area ad entrare in recessione.

Come muoversi in questo contesto?

La risposta, come sempre, dipende dall’orizzonte temporale. Però qualche indicazione l’abbiamo già avuta in queste ultime sedute. I mercati stanno apprezzando il ritorno di un contesto più chiaro, o quantomeno l’idea di una ripresa del controllo della situazione da parte delle banche centrali. Si cercano quindi le occasioni più interessanti, soprattutto nei settori fin qui più penalizzati. Ecco come si spiega il vistoso recupero del listino dei titoli tecnologici americani (Nasdaq).

Il contesto torna ad essere interessante anche per i bond people, ovvero i risparmiatori amanti degli investimenti obbligazionari. Finalmente siamo tornati nell’era dei tassi positivi dove un investitore può allocare i propri risparmi in obbligazioni e ottenere un ritorno in termini di interessi. Torneremo inoltre a parlare di “premio al rischio” ovvero del maggior rendimento che gli investitori si attendono da un investimento rischioso (azioni) rispetto ad un investimento ritenuto privo di rischio (obbligazioni statali americane).

In questo scenario è quindi ipotizzabile tornare ad inserire gradualmente obbligazioni in portafoglio perché, in un contesto di recessione, i tassi, una volta raggiunto l’obiettivo di limitare l’inflazione, fermeranno la loro corsa e i prezzi delle obbligazioni torneranno a salire. In questa area si respira già oggi un ottimismo che non si vedeva da tempo. Per gli amanti dei BTP, i rendimenti sono effettivamente tornati molto interessanti. L’invito è a non esagerare perché restano le attività finanziarie più esposte alla crisi di Governo.

È inoltre opportuno accumulare gradualmente esposizione azionaria per chi avesse una percentuale ancora ridotta in portafoglio. Le aree che preferisco sono gli Stati Uniti e l’Asia.

Altro suggerimento è quello di ridurre la sovraesposizione tattica alle materie prime che avevamo introdotto a inizio anno riportando il loro peso all’interno del portafoglio nella percentuale strategica del 5/7%.

I prossimi mesi resteranno complessi e occorrerà mantenere ancora i nervi saldi. Il quadro, però, inizia ad essere’ più chiaro; e questa è una buona notizia.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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