Strategie d’investimento durante la recessione: come proteggere e far crescere il proprio portafoglio

La FED, la banca centrale americana, sta facendo del suo meglio per cercare di frenare la crescita delle borse. Nonostante un’inflazione in calo, il governatore Powell continua a sottolineare che la lotta all’inflazione è ancora in corso e avverte che il mercato si sbaglia di grosso nel pensare che il ciclo di rialzo sia finito e che presto torneremo a vedere una fase di riduzione dei tassi.

Tuttavia, ci sono segnali evidenti che indicano che la battaglia di Powell sta volgendo al termine: l’inflazione è scesa al di sotto del 5%, le famiglie stanno lottando per pagare le rate di mutui e prestiti in costante aumento, e la crisi del settore bancario sta portando a un restringimento del credito. A prima vista, sembrerebbe che la FED, così come la BCE che segue la banca americana con il solito imbarazzante ritardo, sia governata da persone incompetenti. Prima, sono stati incapaci di riconoscere che l’inflazione non era temporanea, quando in realtà tutti i segnali indicavano il contrario, e sembrano esserlo ancora adesso, insistendo nella retorica di combattere un’inflazione che continua a rallentare.

L’unica spiegazione plausibile per questo persistente accanimento è che Powell tema che il rallentamento dell’inflazione possa rivelarsi solo temporaneo e che abbandonare troppo presto la politica di aumento dei tassi, possa avere conseguenze più gravi in futuro. Pertanto, di fronte alla scelta tra contrastare l’inflazione ed evitare una recessione, Powell ha scelto la prima opzione.

Sembrerebbe, quindi, che il mondo stia inevitabilmente dirigendosi verso una recessione. Lo suggeriscono i prezzi delle materie prime, in costante calo in tutto il mondo, e lo indica la curva dei tassi invertita negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania.

La “curva dei tassi invertita” è un termine utilizzato nel contesto finanziario ed economico per descrivere una situazione in cui i rendimenti dei titoli di Stato a breve termine sono superiori a quelli dei titoli a lungo termine. Normalmente, ci si aspetta che i titoli a lungo termine offrano un rendimento più elevato rispetto ai titoli a breve termine, poiché implicano un maggiore impegno di tempo e una maggiore incertezza. Tuttavia, durante un’inversione della curva dei tassi, questa relazione si ribalta.

In una fase di recessione, l’economia di un paese subisce una contrazione prolungata: di solito almeno due trimestri consecutivi di declino del prodotto interno lordo (PIL).

In questo contesto a due facce, potrebbe presentarsi un terzo sgradito incomodo: l’instabilità finanziaria. Il rischio di condurre il mondo in una nuova e grave crisi finanziaria è presente e troppo importante per essere ignorato. Con ogni probabilità, il risultato auspicato dalle banche centrali è quello di una recessione breve e leggera, ciò che gli americani chiamano “soft landing”.

Il contesto attuale è senza dubbio un contesto complesso: eventuali errori di interpretazioni dei segnali economici, potrebbero condurre a conseguenze ben più gravi. L’idea che molti economisti condividono è che sia meglio accettare un po’ d’inflazione piuttosto che rischiare di perdere la stabilità finanziaria mondiale.

Quale approccio adottare, quindi, per proteggere il proprio portafoglio e, possibilmente, ottenere un profitto in questo scenario?

Partiamo dall’ asset class che dovrebbe beneficiarne maggiormente: le obbligazioni. Per contrastare la recessione, infatti, le banche centrali devono tornare a stimolare l’economia riducendo i tassi di interesse. Ciò comporta un aumento dei prezzi delle obbligazioni in circolazione, garantendone un apprezzamento significativo (il contrario di quanto accaduto nel 2022, quando i prezzi sono scesi a seguito dell’aumento dei tassi).

Le azioni, invece, tendono a soffrire durante una recessione economica. In questo contesto, gli investimenti difensivi sono generalmente da preferire. Tra questi settori, la sanità, l’alimentare, l’energia e le utility sono quelli meno sensibili ai cicli economici e possono fornire una certa stabilità al portafoglio, poiché le aziende in questi settori tendono a mantenere una domanda relativamente costante anche in periodi difficili.

Le materie prime sono un’altra asset class fortemente penalizzata durante un rallentamento economico e potrebbero subire ulteriori flessioni nei prossimi mesi. La domanda di petrolio è molto bassa e il suo prezzo, nonostante gli sforzi dei produttori di sostenerlo attraverso riduzioni dei quantitativi estratti, rimane tendenzialmente in calo.

Per proteggere il proprio portafoglio in un contesto recessivo, è più che mai fondamentale diversificare gli investimenti, sia da un punto di vista settoriale che geografico. Investire in diversi mercati internazionali può, infatti, contribuire a mitigare il rischio derivante da una recessione concentrata in un determinato paese o regione. Il Fondo Monetario Internazionale, che ha recentemente rivisto al ribasso le previsioni di crescita dal 3,4% al 2,8% nel 2023, per tornare a salire al 3% nel 2024, evidenzia la presenza di disparità di crescita tra le varie aree del mondo con la Cina che, nonostante le grosse delusioni riportate in questi mesi, vede comunque un livello di crescita al 5,2% nel 2023 e al 4,5% nel 2024.

Se si desidera sfruttare la situazione a proprio vantaggio, la strategia che potrebbe portare i risultati più soddisfacenti è quella di acquistare oggi obbligazioni governative o corporate a lungo termine per poi venderle gradualmente quando inizierà il nuovo ciclo di riduzione dei tassi. Ciò potrebbe generare profitti importanti da reinvestire successivamente nelle azioni, normalmente più esposte al ciclo di ripresa economica che viene dopo una fase di rallentamento.

Lo stesso discorso si può applicare alle materie prime: andrebbero accumulate gradualmente per sfruttare la ripresa del ciclo economico.

Se si desidera attuare questa strategia in modo semplice ed efficace, è possibile acquistare fin da subito azioni e materie prime attraverso piani di accumulo periodici, finanziando tali piani con la vendita progressiva di parte dei titoli acquistati in precedenza.

Ricorda che le recessioni sono sempre seguite da periodi di ripresa ed espansione economica. Durante queste fasi, sono gli investimenti azionari che generano i rendimenti più interessanti. Non devi, quindi, incorrere nell’errore di escluderle dal tuo portafoglio accontentandoti del ritorno del rendimento nei BTP.

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