Conservatorismo e investimenti: il rischio invisibile che può cambiare tutto

Qual è il rischio più grande che deve affrontare un investitore?

Per molti la risposta è: rischio mercato, ovvero la possibilità di perdere soldi a causa delle oscillazioni del mercato generale. Qualcuno risponderà, invece, rischio controparte, ovvero la possibilità che l’investimento in un singolo titolo si deprezzi a causa di fattori legati alle sorti di un singolo emittente.

Tutto vero, ma c’è un terzo rischio che in pochi considerano, il più importante di tutti: il rischio comportamentale!

Dopo aver compreso che il punto di partenza per un investitore di successo è la conoscenza di sé stessi, affrontiamo ora il secondo pilastro del comportamento degli investitori: il conservatorismo.

Le persone hanno una naturale tendenza a preferire ciò che è familiare. Nulla al mondo ha il sapore più buono della familiarità. Ti sei mai chiesto come mai i consumatori preferiscano la Coca-Cola alla Pepsi? Pensi che la Coca-Cola sia più buona? Mi spiace deluderti, ma la differenza è attribuibile al conservatorismo. La Coca-Cola ha preceduto di dodici anni la sua presenza sul mercato rispetto alla Pepsi, costruendo un legame con le abitudini dei consumatori molto difficile da superare.

Il cambiamento ci spaventa perché comporta la necessità di prendere decisioni e il nostro cervello è pigro e fa di tutto per evitare sforzi cognitivi non necessari.

Ciò che è nuovo o ignoto, ci spaventa. Vogliamo sapere a cosa andiamo incontro, anche se è noioso. Forse è da questo che nasce la naturale tendenza dei risparmiatori a preferire le obbligazioni alle azioni. Ricercano quello che conoscono, il rendimento certo e prevedibile.

Il conservatorismo è anche sostenuto dalla nostra naturale tendenza a evitare i rimpianti e a temere le perdite più di quanto non ricerchiamo i guadagni. Questa è stata una delle più importanti scoperte della finanza comportamentale: l’essere umano soffre mediamente il doppio per una perdita di quanto non gioisca per un guadagno di pari entità.

Ma il conservatorismo non si limita a farci preferire ciò che è prevedibile da ciò che non lo è. Assume, infatti, anche altri aspetti come, ad esempio, l’abitudine a mantenere troppo a lungo alcuni titoli pur sapendo che non torneranno mai ai livelli di acquisto, al rifiuto di ribilanciare il portafoglio fino, nei casi più estremi, alla paralisi totale. “Tengo tutto sul conto” è stato il mantra che ha ispirato tantissimi risparmiatori per anni e solo quest’anno sembra in parte essere stato superato grazie al ritorno dei rendimenti sui BOT e sui Conti Deposito.

Un altro motivo che porta all’inazione è la paura del rimpianto. Secondo il premio Nobel Daniel Kahneman “gli individui provano più rammarico per i cattivi risultati che sono la conseguenza delle nuove azioni intraprese rispetto ad analoghe cattive conseguenze che derivano dall’inazione”. Molti investitori, infatti, preferiscono “fare gli struzzi”, sperando che non accada mai nulla di negativo o, quantomeno, di non peggiorare le cose con le loro azioni.

Ecco, quindi, spiegato come mai molti risparmiatori, pur non essendo per nulla soddisfatti del servizio di consulenza che ricevono dalla propria banca, non decidano di cambiare. Preferiscono continuare a lamentarsi piuttosto che fare lo sforzo di valutare altre alternative.

Il cambiamento, nella vita come nei mercati, è l’unica costante e ricercare continuamente la certezza significa condannarsi alla mediocrità.

Un’altra conseguenza del conservatorismo è data dall’effetto dotazione, ovvero la nostra naturale tendenza ad attribuire maggior valore a ciò che possediamo o abbiamo fatto rispetto a ciò che non possediamo o non abbiamo fatto. Questo ci porta a non valutare correttamente un investimento perché, una volta che abbiamo acquistato un titolo, questo diventa “nostro” e cercheremo conferme nella bontà delle nostre decisioni ignorando più o meno consapevolmente tutti i segnali contrari a tale scelta.

Non scoraggiarti se ti ritrovi in questi comportamenti, persino i trader professionisti mostrano una tendenza a non vendere gli investimenti che già possiedono.

Come si combattono il conservatorismo e l’effetto dotazione?

Non incorrere nell’errore di credere che l’alternativa al conservatorismo sia una continua rotazione del portafoglio. C’è, infatti, una grande differenza tra ribilanciare periodicamente il portafoglio e stravolgerlo continuamente. È stato ampiamente dimostrato come un’ampia diversificazione e il ribilanciamento aggiungano mezzo punto percentuale di rendimento all’anno, mentre movimentare troppo il portafoglio e cercare di “rincorrere il mercato” in funzione dell’andamento del momento, distrugge rendimento.

Una ricerca dell’Università del Maryland, condotta su un campione di investitori professionali, ha evidenziato come l’esperienza possa ridurre gli effetti del conservatorismo. Lo studio ha dimostrato come i trader più esperti siano meno inclini al conservatorismo e prendano decisioni più razionalmente, mentre i neofiti sono più inclini all’immobilismo e all’emotività.

È incoraggiante pensare come, con una buona dose di esperienza, si possa combattere questa cattiva abitudine.

Cosa puoi fare tu da subito per diventare un investitore migliore?

  1. Abbraccia il cambiamento. Se non sei soddisfatto di come sono andate le cose, valuta quali cambiamenti apportare. Se non ti trovi bene con il tuo consulente o con il bancario che segue i tuoi investimenti, cambiali. Trovatene uno con cui ripartire
  2. Libera il tuo portafoglio. Hai in portafoglio da innumerevoli anni titoli acquistati a prezzi altissimi? Vendili e cerca di individuarne altri con prospettive più interessanti. A volte, accettare le perdite è necessario per il successo a lungo termine. L’ironia dell’avversione alle perdite è che le nostre peggiori paure si realizzano nel tentativo di gestirle (Daniel Crosby).
  3. Attieniti al piano ed evita di stravolgere continuamente il portafoglio. Piuttosto, ce l’hai un piano? Per i prossimi anni, non per domani mattina. Se hai risposto no, crealo il prima possibile!
  4. Accumula esperienza. L’esperienza è fondamentale. Se non hai tempo di imparare dagli errori, considera di affidarti a un professionista con una vasta esperienza.

In conclusione, il cambiamento è la costante della vita e degli investimenti.

Il conservatorismo e l’effetto dotazione possono ostacolare il successo degli investitori. Combatti questi comportamenti con consapevolezza, azione mirata e, se necessario, con l’aiuto di un professionista esperto. La chiave per diventare un investitore migliore è abbracciare il cambiamento e imparare costantemente.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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