Rischio bolla per il mercato azionario?

Una domanda che sempre più spesso mi sento rivolgere è se sia ancora opportuno investire in azioni visto che “lo sanno tutti che le quotazioni sono eccessive”. Stranamente, gli stessi clienti che mi pongono questa domanda non si interrogano in egual misura sull’opportunità di continuare ad investire in obbligazioni e BTP a lungo termine.

Andiamo con ordine e rispondiamo alla prima domanda:

Dobbiamo aspettarci un vistoso calo delle quotazioni delle azioni nei prossimi mesi?”

Per rispondere a questa domanda occorre prima comprendere cosa fa salire (e scendere) le quotazioni azionarie.

Fondamentalmente, le azioni salgono quando le aspettative degli utili delle aziende sono in crescita. In un contesto di economia in crescita le aziende migliori riescono a realizzare utili crescenti. Senza addentrarmi in complessi tecnicismi, basti sapere che il mercato attribuisce, oggi, un valore alle azioni calcolato sulla base degli utili attesi attualizzandolo sulla base di un tasso di interesse (detto tasso di sconto). Sul valore finale, quindi, incide non solo la capacità delle aziende di continuare a macinare utili, ma anche il livello dei tassi che viene stabilito dalle banche centrali.

È importante comprendere questo concetto perché fa capire come mai a maggio di quest’anno, quando si è capito che l’inflazione stava aumentando così come le aspettative sui tassi, le quotazioni hanno iniziato a scendere.

L’unica arma, infatti, che le banche centrali hanno a disposizione per contrastare il rialzo dell’inflazione è l’aumento del tasso ufficiale di sconto.

Se ribaltiamo la domanda, capiamo ora che i mercati scendono quando l’economia rallenta e le prospettive di utili scendono.

Per questo motivo, quando è scoppiata la crisi da Covid-19, abbiamo assistito ad un vistoso e repentino calo di tutti gli indici azionari globali: il mondo si stava fermando e con lui l’economia globale. Il calo, però, se ricordi è durato non più di un mese. Il motivo di questa velocissima ripresa è dovuto al massiccio intervento delle banche centrali che hanno inondato il sistema di liquidità e abbassato i tassi (ti ricordo che prima dello scoppio della pandemia, negli USA era già stato avviato un processo di graduale riduzione degli stimoli e di rialzo dei tassi).

Un’altra situazione in cui si verifica un calo delle quotazioni azionarie si ha quando gli investitori hanno a disposizione alternative altrettanto remunerative e a minor rischio. In pratica gli investitori, se possono investire in titoli sicuri come i titoli di stato americani o tedeschi e percepire un rendimento interessante, sono scoraggiati ad assumersi i rischi dell’investimento azionario. L’investitore vuole, infatti, una remunerazione adeguata per il maggior rischio che si assume nell’investire in azioni (il cosiddetto “premio al rischio”).

Ora, se analizziamo i due motivi sopra esposti che causano il calo delle azioni, rallentamento economico e tassi elevati, comprendiamo come nell’attuale scenario questa eventualità appaia ancora piuttosto remota.

Le economie si stanno riprendendo dalla crisi e si registrano crescite decisamente incoraggianti. Inoltre, i rendimenti dei titoli governativi dei paesi sviluppati sono tuttora ancorati verso lo zero o addirittura in territorio negativo.

Tutto bene, quindi?

Non proprio, o non del tutto. È indubbio che le valutazioni oggi esprimano, soprattutto negli Stati Uniti, quotazioni elevate, soprattutto per le azioni che rientrano nella categoria “growth” (che significa a elevati livelli di crescita). Inoltre l’inflazione è in rialzo con il rischio di assistere nei prossimi mesi ad un graduale rialzo dei tassi.

Che fare, dunque?

Fino a che le Banche Centrali riterranno (almeno nelle dichiarazioni ufficiali) temporaneo e non strutturale il rialzo dell’inflazione e non metteranno mano alla leva dei tassi, la stabilità degli indici internazionali non dovrebbe essere messa in discussione. Il contesto rimane quindi favorevole alle azioni anche se è da mettere in conto un aumento della volatilità delle stesse con discese che potrebbero spaventare in particolare gli investitori che sono entrati solo di recente.

Per chi avesse della liquidità da investire il mio suggerimento è di programmare un ingresso graduale con l’utilizzo dei piani di accumulo, diversificare geograficamente l’investimento prendendo in considerazione di esporsi anche sui paesi che esprimono quotazioni più contenute (Europa, ma, soprattutto, Asia), ma anche per settore. Quindi non solo titoli growth, ma anche value e inserire in portafoglio un po’ di titoli finanziari che sono tra i pochi ad avvantaggiarsi da un futuro rialzo dei tassi.

Cosa non fare?

Rimanere immobili e mantenere la liquidità sul conto o riempirsi di obbligazioni a lunga scadenza. Delle conseguenze che si riflettono sul mercato obbligazionario per effetto di un rialzo dei tassi, ti parlerò nella prossima newsletter.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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