“Bene, ma non benissimo”. Questo è in sintesi l’andamento dei principali listini azionari in questi primi giorni del 2022. I timori legati a inflazione, rialzo tassi e riduzione delle misure accomodanti da parte delle Banche Centrali, hanno pesato su molti titoli azionari, in modo particolare su quelli che erano cresciuti di più negli ultimi mesi.
E così torna prepotentemente alla ribalta una domanda che mi sento rivolgere spesso: non sarebbe meglio vendere e incassare i guadagni realizzati fino ad oggi?
La domanda nasce dal legittimo desiderio di incassare somme che si temono di veder svanire nel caso in cui il mercato invertisse la tendenza, e dalla voglia di provare a “fare meglio del mercato”, uscendo in un momento favorevole per rientrare successivamente a prezzi più bassi.
Perché allora a questa domanda rispondo quasi sempre “no, non conviene”?
Per spiegarlo, ti racconto una storia.
Gino e Antonio hanno appena compiuto 65 anni. Gino ha iniziato a 20 anni ad investire con regolarità 4.000 euro all’anno su un fondo azionario globale e ha smesso di versare a 40 anni, senza ritirare il capitale.
Antonio ha intrapreso lo stesso piano di versamenti, ma all’età di 40 anni (quindi 20 anni dopo) e ha continuato fino a 65 anni.
Quindi, Gino ha investito in totale 80.000 euro (4.000 all’anno per 20 anni), mentre Antonio ne ha investiti 100.000 (4.000 per 25 anni).
Nel periodo considerato il mercato ha generato un rendimento lordo medio del 10% all’anno.
Chi dei due avrà più soldi a disposizione all’età di 65 anni, secondo te?
Gino, che è partito presto e ha smesso di risparmiare quando Antonio ha incominciato, si ritrova con quasi 2,5 milioni di euro, mentre Antonio poco meno di 400.000 euro. Una differenza di oltre 2 milioni!
Com’è possibile tutto questo?
Il segreto sta tutto nella magia dell’interesse composto. Einstein lo ha definito l’invenzione più importante in tutta la storia dell’umanità. Lo stesso Warren Buffet lo ritiene uno dei tre segreti della sua ricchezza.
Ma come funziona?
In sostanza, alla fine di ogni anno il capitale si rivaluta per il tasso di rendimento realizzato. L’anno successivo lo stesso rendimento produce un interesse più alto perché viene calcolato sul capitale iniziale rivalutato dagli interessi. Questo meccanismo si definisce capitalizzazione.
La capitalizzazione è una forza che può trasformare una cifra modesta in un’immensa fortuna.
Ovviamente per ottenere questi risultati, occorre investire in asset che possano portare a rendimenti come quelli realizzati da Gino e Antonio. Se rifacessimo i calcoli con un tasso dell’1%, l’effetto dell’interesse composto sarebbe molto meno interessante.
E sai qual è il posto migliore per capitalizzare il denaro nel corso degli anni?
Bravo! Ormai lo sai… il mercato azionario.
C’è poi un altro elemento che concorre a pregiudicare il raggiungimento di questi risultati quando si smobilizza frequentemente: l’aspetto fiscale. Ogni volta che si vende una posizione in guadagno, il 26% del risultato realizzato viene tolto dalle tue tasche e versato nelle casse dello Stato. È pur vero che prima o poi la tassazione andrà pagata, ma più tardi lo farai, e più soldi ti troverai.
L’interesse composto, come nel caso di Gino, lavora infatti molto meglio su somme che non vengono toccate per molto tempo.
Oltre a coloro che amano ritirare le plusvalenze, vi sono poi tutti quei risparmiatori che vogliono provare a fare meglio del mercato. In questi giorni è normale che stiano proliferando gli investitori che si chiedono se non sia il caso di smobilizzare e rimanere liquidi per rientrare a livelli più bassi. D’altronde, chi ascolta un po’ di notizie finanziarie, non fa altro che sentirsi ripetere che “i mercati sono cari, l’inflazione è a livelli altissimi e l’aumento dei tassi si rivelerà una sciagura per gli investitori”. Ecco quindi una moltitudine di investitori che si preparano per l’imminente crollo, vendendo tutto, o quasi, per mettere i soldi sul conto in attesa di uno storno.
A questi abili investitori, posso solo ricordare che battere il mercato è un’attività molto difficile. C’è chi ci ha già provato negli anni precedenti, quando le quotazioni erano già ritenute eccessive, perdendosi così il più che soddisfacente andamento degli ultimi due anni.
In fondo, la regola più importante quando si investe è semplicissima: non fare niente. Solo così “diventi” il mercato. Cercare di batterlo è pura utopia.
Il rischio più grosso che puoi correre, non è una correzione o un mercato orso, ma è essere fuori dal mercato.



