Dopo i massimi arriva la correzione: prepararsi ai ribassi invece di indovinarli

Una guida pratica per difendere i guadagni, rimettere in ordine il portafoglio e restare fedeli al proprio piano.

Negli ultimi mesi i mercati azionari hanno corso molto, toccando nuovi massimi storici. Poi, nel giro di poche sedute, abbiamo visto cambi di rotta improvvisi: giornate che partono con forti guadagni e si chiudono con perdite importanti. È normale chiedersi che cosa stia succedendo e, soprattutto, che cosa fare con i propri risparmi.

Sui giornali e sui social si sono cercati subito i “colpevoli”: la fine dello shutdown negli Stati Uniti con la disoccupazione in risalita, l’indecisione della Fed sui prossimi tagli dei tassi – con un taglio a dicembre che fino a poche settimane fa veniva dato quasi per certo e che ora, guardando alle attese dei mercati, ha una probabilità stimata inferiore al 50% – il Bitcoin che scende, lo yen che si indebolisce e costringe la banca centrale giapponese a intervenire, le polemiche sui conti di Nvidia e sull’intelligenza artificiale. Il mercato non ama l’incertezza e le reazioni possono diventare brusche.

Anche il rally precedente aveva qualche punto debole. Una parte importante della salita è stata guidata da poche grandi società tecnologiche legate all’intelligenza artificiale. In una mia recente newsletter ho parlato proprio del rischio di “bolla sull’IA”: quando a una rivoluzione vera si sommano aspettative e valutazioni eccessive. Il punto, infatti, non è mettere in dubbio l’IA – che rappresenta una trasformazione strutturale destinata a restare, non una moda passeggera – ma ricordare che a volte i prezzi corrono molto più veloci dei profitti reali. In più il peso crescente delle gestioni passive fa sì che gli ETF comprino in automatico soprattutto i titoli che sono già saliti di più, aumentando ancora la concentrazione. Tutti questi elementi rendono il mercato più sensibile alle notizie, nel bene e nel male.

Di questi temi ho parlato più nel dettaglio in questo articolo: https://www.montainafilippo.it/bolla-intelligenza-artificiale/

Detto questo, è utile guardare anche la storia, non solo i titoli del giorno. Se prendiamo l’indice S&P 500 dagli anni ’40 a oggi, vediamo che i grandi periodi di rialzo, quelli che iniziano dopo un +20% dai minimi, sono durati in media qualche anno e hanno portato a rialzi complessivi molto importanti. I periodi di ribasso, quelli che iniziano dopo un -20% dai massimi, sono stati più brevi e meno profondi. In parole povere: i mercati non salgono sempre, ma passano più tempo a salire che a scendere. Le correzioni non sono un incidente, sono una tappa del viaggio.

A questo punto la domanda diventa: che cosa deve fare un risparmiatore in una fase così? Vendere per “mettere al sicuro i guadagni”? Comprare perché “tanto nel lungo periodo sale”? Restare fermo e sperare? La risposta non può essere uguale per tutti, ma una cosa è certa: la strada peggiore è improvvisare ogni volta seguendo l’emozione del momento.

La prima cosa da chiarire è l’orizzonte temporale. Se ti serviranno quei soldi tra pochi mesi, il problema non è la correzione di oggi, ma il fatto che forse il portafoglio era troppo esposto alle azioni fin dall’inizio. Se invece stai investendo con un orizzonte di 5, 10 o 20 anni, è normale attraversare varie fasi, comprese discese rapide come quella delle ultime settimane. Le oscillazioni dei prezzi sono il prezzo da pagare per ottenere, nel tempo, rendimenti più alti rispetto ai conti deposito o ai titoli senza rischio.

Il secondo punto è come gestire concretamente il portafoglio dopo un grande rialzo seguito da una correzione. Una risposta possibile è il ribilanciamento. Immagina di essere partito con un portafoglio semplice: 50% azioni e 50% obbligazioni. Dopo un lungo rialzo delle Borse, senza fare nulla, potresti ritrovarti con il 70% in azioni e solo il 30% in obbligazioni. Stai correndo più rischio di quanto avevi deciso all’inizio. Ribilanciare significa vendere una parte di ciò che è salito di più e acquistare ciò che è rimasto indietro, per tornare più vicino all’equilibrio iniziale.

Questo approccio ha vantaggi e limiti. Il vantaggio è che ti obbliga a una disciplina: compri meno quando tutti sono entusiasti e compri di più quando c’è pessimismo, mantenendo il rischio sotto controllo. Lo svantaggio è che ogni operazione ha un costo e, nei periodi in cui un asset class sale a lungo, ribilanciare può ridurre un po’ i guadagni finali perché non lasci correre al massimo ciò che sta andando meglio. Non esiste una regola perfetta valida per chiunque: c’è chi ribilancia una volta l’anno, chi solo quando i pesi si discostano oltre una certa soglia. L’importante è avere criteri chiari prima, non decidere sulla base dell’umore del giorno.

Oltre al ribilanciamento, esistono anche strumenti che possono aiutare a rendere il percorso un po’ meno accidentato, sempre se inseriti dentro un piano coerente. Per la parte azionaria, ad esempio, si possono valutare ETF “a bassa volatilità” o “minimum variance”, che selezionano e pesano i titoli con l’obiettivo di ridurre le oscillazioni, oppure ETF “equal weight”, che distribuiscono il peso in modo più equilibrato tra le varie società invece di concentrare tutto sui titoli più grandi. Un’altra famiglia è quella dei certificati d’investimento con una forma di protezione parziale: prodotti che possono limitare le perdite entro certi limiti, in cambio della rinuncia a una parte dei possibili guadagni nelle fasi molto positive. Non sono soluzioni magiche e non sostituiscono la pianificazione, ma possono essere “mattoni” utili per chi vuole contenere meglio gli scossoni, sapendo però che ogni protezione ha sempre un prezzo.

C’è però un punto su cui possiamo essere abbastanza netti: l’obiettivo non è indovinare quando arriverà il prossimo ribasso, ma essere preparati a sopportarlo senza dover stravolgere tutto. Cercare di uscire sempre un attimo prima della discesa e rientrare un attimo prima della risalita è una rincorsa continua che, nella pratica, porta spesso a stare fuori dal mercato proprio nei momenti migliori.

La domanda, quindi, non è “di chi è la colpa?” – la Fed, l’IA, il Giappone, le gestioni passive, la geopolitica – ma un’altra molto più utile: quanto il mio portafoglio è davvero coerente con i miei obiettivi, con il mio orizzonte temporale e con il rischio che sono disposto a sopportare? Se la risposta è “poco”, allora questa correzione può essere l’occasione per sistemare le cose; se la risposta è “abbastanza”, allora la cosa migliore da fare è spesso non farsi trascinare dal rumore di breve periodo e seguire il metodo stabilito

In sintesi, l’unico antidoto credibile a mercati nervosi è un mix di qualità negli strumenti scelti, analisi fondamentale (sapere che cosa si possiede), diversificazione e una gestione del rischio coerente nel tempo. I massimi storici e le correzioni torneranno ancora, in futuro. La vera differenza non la farà la notizia del giorno, ma la capacità di arrivare preparati al prossimo scossone, senza perdere di vista la rotta.

Se questa fase di mercato ti ha fatto venire qualche dubbio sul tuo portafoglio, questo è il momento giusto per rimettere nero su bianco obiettivi, tempi e livello di rischio che sei davvero disposto a sopportare.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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