L’asset allocation è il processo con il quale si decide in che modo distribuire le risorse tra i vari investimenti.
La scelta dell’asset allocation del proprio portafoglio dipende da molteplici variabili.
Partendo dalla comprensione degli obiettivi che l’investitore si pone, occorre tenere in considerazione la sua situazione patrimoniale e reddituale nonché la propensione al rischio e l’età anagrafica.
È un processo che prevede vari livelli di profondità perché non esiste una regola “uguale per tutti”. È una sorta di abito su misura che necessita di un adeguato livello di conoscenza nel rapporto cliente-consulente. È comunque una consuetudine piuttosto generalizzata affermare che una persona non più giovanissima, in prossimità del pensionamento, debba progressivamente ridurre l’esposizione azionaria per non rischiare di vedere calare il valore del capitale accumulato nel momento in cui inizierà ad utilizzare il risparmio accantonato.
Oggi, più che in passato, un’accurata asset allocation non può però prescindere dal contesto di mercato in cui ci troviamo ad operare. Le scelte d’investimento sono infatti profondamente condizionate dai massicci interventi effettuati dalle banche centrali che hanno schiacciato i rendimenti obbligazionari fino a portarli in territorio negativo.
L’investimento azionario sembra quindi la scelta quasi obbligata anche per chi ha qualche capello grigio. Questo non cambia il fatto che l’investimento azionario rimanga comunque più rischioso e volatile. Esporsi sull’azionario significa dover adottare delle scelte che richiedono tempo e, più l’età degli investitori avanza, tanto maggiore è il rischio di non poter trarre gli sperati vantaggi dal proprio portafoglio (I risparmi di una vita, Il Sole 24 ore del novembre 2020).
Detto questo, nell’impostare una proposta di asset allocation, sono solito considerare, oltre agli aspetti sopra indicati, anche la situazione famigliare del mio cliente.
Vi sono infatti persone che non hanno figli, nipoti o altre persone care a cui destinare il proprio patrimonio, poco o tanto che sia, mentre altre che si preoccupano di lasciare ai propri discendenti una parte significativa del proprio patrimonio.
Questi ultimi sono in realtà la maggioranza dei casi e per questi è evidente che “il patrimonio va pensato con una vita più lunga di quella del proprietario” (prof. Legrenzi “Oltre il tempo presente” Edizioni Guerini 2021). Per questi soggetti, qualora il patrimonio non sia particolarmente esiguo e quindi limitato a soddisfare le esigenze in vita del proprietario, la parte in esubero rispetto alle esigenze di integrazione della pensione e mantenimento del tenore di vita desiderato, sarà destinata a passare di mano. Questo, di fatto, allunga l’orizzonte temporale del portafoglio. Ne consegue, quindi, che la parte azionaria del portafoglio rispetto a quella obbligazionaria andrebbe incrementata in quanto destinata a rimanere investita più a lungo (alla vita residua del titolare degli investimenti si somma l’aspettativa di vita dei suoi eredi).
Per chi, invece, non ha nessuno a cui destinare il proprio patrimonio, l’attenzione viene senz’altro posta sulla necessità di mantenere il valore di quanto accumulato. In questa nuova era, gli investimenti ritenuti sicuri quali i titoli di stato, non sempre riescono a soddisfare questa esigenza.
Quest’anno, ad esempio, i rendimenti degli investimenti obbligazionari hanno registrato un movimento al rialzo a causa dei segnali di rialzo dell’inflazione. Questo ha fatto sì che un investitore interamente investito in titoli di stato dei paesi sviluppati abbia realizzato nel primo semestre 2021 una perdita media del 4,5% per effetto della discesa dei prezzi (i titoli decennali americani hanno perso il 3,5%; il Bund decennale tedesco ha perso il 5,4%; i tanto amati Btp il 4,6% – fonte Il Sole 24 ore del 01/07/2021).
Il mondo, quindi, è cambiato e le prospettive d’investimento non possono prescindere da una riflessione sui possibili scenari futuri. Fino a che i tassi rimarranno compressi verso il basso, i riflettori dovranno rimanere puntati, almeno in parte, sull’azionario, magari rivolgendo l’attenzione verso aree in cui le valutazioni non sono considerate eccessive o, meglio ancora, investendo su quelle aziende e settori che saranno i veri protagonisti del prossimo futuro.
Questo vale, sia per chi si preoccupa di lasciare i propri risparmi ai discendenti, sia per chi dovrebbe preoccuparsi esclusivamente di preservare il capitale.



