Il caso Evergrande
Tempi duri per gli investitori in Cina. Al pari del tormentone musicale di Fedez e Orietta Berti, l’estate ci ha portato un vero e proprio tormentone finanziario con gli investitori preoccupati per quanto sta succedendo in Cina.
Cosa è successo?
Evergrande è il secondo sviluppatore immobiliare cinese per fatturato. La sua situazione debitoria è cresciuta nel corso degli anni in modo esponenziale. I problemi della società sono venuti a galla in seguito alle manovre del governo di Pechino che ha recentemente imposto una riduzione dell’indebitamento ai maggiori sviluppatori immobiliari.
In Cina si è costruito tanto, troppo. Questo si è tradotto in milioni di immobili invenduti in vere e proprie città fantasma. Ora Evergrande si trova in serio rischio di default e gli investitori sono preoccupati da un eventuale effetto contagio su altre società immobiliari, banche e sui prezzi delle case.
Questo rischio è molto ben compreso dal governo di Pechino che ha tra le sue priorità la stabilità economica e sociale del Paese.
Come ne uscirà il governo non è dato di sapere. Qualcosa a Pechino si inventeranno, ma il rischio che Evergrande si trasformi nella nuova Lehman Brothers appare effettivamente piuttosto remoto.
Nell’immediato, quindi, è molto probabile che il mercato azionario Cinese prosegua la fase di debolezza che l’ha caratterizzato in questi primi nove mesi dell’anno.
Ora, però, voglio lanciarti una provocazione: perché non cercare l’opportunità oltre la volatilità?
La Cina è ancora il motore della crescita mondiale. Primo Paese al mondo ad essere investito dall’onda d’urto del Covid, è stato anche il primo ad uscirne. Unico Paese a non essere entrato in recessione nel 2020, la Cina ha registrato nel primo trimestre 2021 una crescita record del +18,3%. Ora l’economia è in fase di normalizzazione. Il Governo sta cercando di “pilotare” la crescita senza eccedere negli stimoli fiscali e monetari.
Sta introducendo normative più restrittive nei confronti dei grandi colossi tecnologici, ma lo fa con l’obiettivo di regolamentare un settore che, per le enormi dimensioni che ha raggiunto, rischia di sfuggire alla regolamentazione tradizionale. Questo è valso alla Cina, da parte del prestigioso settimanale The Economist, l’appellativo di “laboratorio mondiale della regolamentazione sulle tecnologie digitali”.
La Cina produce il 31% dei brevetti concessi a livello globale. Gli USA seguono al 22%.
È un dato di fatto come il baricentro del mondo si stia spostando verso est. L’Asia rappresenta il 60% della crescita economica globale.
Si può accettare questo dato e provare a trarne profitto, oppure si può decidere di seguire le cronache dei giornali e restarne fuori.
Io da consulente non posso che suggerire di investire gradualmente una parte dei propri investimenti nell’area a più forte crescita nel mondo.



