Dalla Cina con furore… e con opportunità?

Dopo anni di regolamentazioni stringenti e scarsa fiducia degli investitori globali, la Cina è tornata sotto i riflettori. L’Hang Seng Tech Index ha guadagnato oltre il 28% dall’inizio dell’anno, sovraperformando di gran lunga il Nasdaq 100. Sul periodo di 12 mesi, il rialzo è ancora più impressionante: +40% rispetto al +18% dell’MSCI World.

Dopo essere stato un mercato “dimenticato”, la Cina sembra ora nuovamente presa in considerazione dagli investitori. Ma quali sono i fattori dietro questa sovraperformance?

Cosa sta spingendo il mercato al rialzo?

Il primo elemento da considerare è il cambiamento di atteggiamento del governo. L’annuncio del piano di stimoli tra settembre e ottobre 2023 ha acceso una prima fiammata rialzista, seguita da una fase di consolidamento e una nuova ripresa nei primi mesi del 2024. Il governo sembra ora più incline a sostenere il settore tech, riconoscendone il ruolo cruciale nell’occupazione e nell’innovazione. Un segnale chiaro è arrivato dal recente incontro tra Xi Jinping e Jack Ma, fondatore di Alibaba, interpretato come un allentamento delle restrizioni sulle big tech, dopo anni di repressione regolatoria.

Un secondo fattore è il riposizionamento degli investitori globali. Negli ultimi anni, i mercati globali sono stati dominati dalla corsa ai titoli tech americani, in particolare dalle Magnificent Seven. Tuttavia, il recupero delle valutazioni di aziende cinesi, quotate a multipli molto inferiori rispetto ai loro competitor americani, ha riacceso l’interesse su questo mercato.

Il mercato azionario americano, dopo un lungo rally guidato dai colossi del tech, mostra segnali di rallentamento, con valutazioni che iniziano a diventare sempre più difficili da giustificare. Molti investitori stanno riequilibrando i portafogli, riducendo l’esposizione alle Magnificent Seven per spostarsi su titoli cinesi tecnologici che offrono multipli molto più a sconto. Un esempio è Alibaba, che nonostante il vigoroso rally di questi giorni, scambia poco sopra a 10 volte gli utili attesi, contro le 30-40 volte delle big tech statunitensi. Stessa dinamica per Tencent, JD.com e Meituan, che risultano molto più economiche rispetto alle loro controparti americane.

Un elemento chiave che ha catalizzato l’attenzione è il successo di DeepSeek, la piattaforma cinese di intelligenza artificiale a basso costo, considerata la risposta di Pechino all’egemonia occidentale di OpenAI e Google DeepMind. DeepSeek ha dimostrato di poter competere con i modelli occidentali con un costo decisamente inferiore, attirando capitali e rafforzando la narrativa di una Cina sempre più avanzata nell’AI.

Dal punto di vista macroeconomico, la Cina non è in un momento di forza. Il tasso di inflazione è vicino allo 0,5% annuo, segnale di un’economia quasi in deflazione. Il settore immobiliare è ancora in crisi, con molti consumatori più focalizzati sulla restituzione del debito che su nuovi investimenti e consumi. La PBOC ha incrementato l’offerta monetaria, aumentando le emissioni di titoli di stato e adottando politiche di stimolo per sostenere la liquidità e la domanda interna. Nonostante queste debolezze, il mercato azionario si sta muovendo in anticipo, scontando possibili ulteriori interventi governativi e una normalizzazione della crescita.

Cina: un’opportunità strutturale per gli investitori?

Oltre al rally di breve periodo, la Cina rappresenta un’opportunità di lungo termine che merita attenzione nei portafogli per alcuni fattori strutturali.

Il primo è la leadership nell’innovazione tecnologica. Lo sviluppo economico cinese è sempre più focalizzato sulle tecnologie avanzate, capaci non solo di competere con quelle occidentali, ma di superarle in efficienza in diversi settori chiave.

Il secondo è il ruolo della Cina nel settore automotive. Il baricentro dell’industria automobilistica mondiale si sta spostando da Germania, Giappone, USA e Corea verso la Cina, soprattutto nel segmento elettrico e ibrido. BYD ha già superato Tesla nelle vendite di veicoli elettrici, mentre aziende come Nio e XPeng continuano a innovare e guadagnare quote di mercato.

Un altro elemento è il predominio della Cina nel settore delle energie rinnovabili. Il paese domina la produzione di pannelli solari e batterie, oltre a investire massicciamente in infrastrutture per la transizione energetica.

Dal punto di vista geopolitico, la Cina sta riducendo sempre di più la sua dipendenza dalle esportazioni verso gli Stati Uniti, mitigando l’impatto dei dazi imposti da Trump. Inoltre, è il motore economico dei BRICS, un blocco sempre più rilevante che sta rafforzando i propri legami commerciali e finanziari per ridurre l’influenza del dollaro nel commercio globale.

Infine, Pechino sta anche utilizzando la svalutazione dello yuan per assorbire i possibili effetti delle tariffe imposte dagli USA, rendendo le sue esportazioni più competitive. L’impressione generale è che la Cina sia preparata ad affrontare qualsiasi scenario proveniente dagli Stati Uniti e dal contesto geopolitico globale.

Conclusione: la Cina è tornata, ma fino a quando?

Da diversi mesi scrivo dell’opportunità di valutare l’inserimento di una quota di azioni cinesi nei portafogli, ovviamente in funzione dei propri obiettivi d’investimento e della propria propensione al rischio. L’idea che la Cina sia un mercato non investibile è una posizione adottata da alcuni grandi investitori, che temono l’imprevedibilità della variabile politica e il rischio di interventi governativi capaci di cambiare le regole del gioco in qualsiasi momento.

Tuttavia, il mio parere è che non si possa escludere dalla propria asset allocation la seconda economia del mondo, un paese che contribuisce per circa il 18% del PIL globale e che sta ridefinendo interi settori industriali, dall’automotive all’intelligenza artificiale, dalle energie rinnovabili all’e-commerce.

Oltre a questi elementi strutturali, c’è un altro fattore da non sottovalutare: il mercato americano inizia a mostrare segni di stanchezza, e sempre più investitori istituzionali stanno parzialmente ruotando i portafogli, riducendo l’esposizione ai colossi tech USA per puntare sui big tech cinesi, che oggi offrono multipli molto più interessanti.

Secondo Goldman Sachs, l’MSCI China e il CSI 300 potrebbero salire del 16-19% nei prossimi 12 mesi, grazie all’espansione dell’AI e al ritorno degli investitori privati. Se queste previsioni si avvereranno, chi avrà saputo posizionarsi in anticipo potrebbe trarne beneficio.

I fattori chiave da monitorare saranno la crescita degli utili aziendali, le tensioni geopolitiche e le politiche economiche del governo cinese, ma, soprattutto, le mie newsletter… perché di Cina continueremo a parlare!

Ricevi i miei aggiornamenti via email

Iscriviti gratuitamente e ricevi ogni 2 settimane i miei aggiornamenti

In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

Lascia un commento