La Cina tornerà ad essere la tigre asiatica?

Il 31 gennaio in Cina è stato l’ultimo giorno dell’anno del Bue. Animale goffo e lento, sembra proprio aver rappresentato perfettamente l’anno appena terminato in Cina. Il primo febbraio siamo entrati nell’anno della Tigre.

Nel 2022 torneremo a vedere la Cina come tigre della crescita? La risposta, probabilmente, è sì! Vediamo perché.

I dati del PIL del quarto trimestre sono stati migliori delle attese. Gli indicatori economici sembrano pronti a risalire dopo aver toccato il fondo. Infatti, quando le ricadute sul PIL delle politiche del governo, volte ad una stretta monetaria, fiscale e regolamentare, hanno rischiato di diventare eccessive, Pechino ha ricominciato a stabilizzare l’economia, prima con le parole e poi con i fatti.

“Prima penseremo ad avere una torta più grande e poi a dividerla adeguatamente”. Queste le parole del Presidente Xi Jin PIng a cui è seguito il primo taglio dei tassi dopo ventuno mesi da parte della P.B.O.C. (People bank of China) con l’obiettivo di favorire la crescita del credito.

Quindi, mentre l’Occidente ha continuato a perseguire una politica monetaria e fiscale ultra espansiva in un contesto di crescita contribuendo così ad un’esplosione del debito e ad un surriscaldamento dell’inflazione, la Cina ha evitato gli eccessi accettando un po’ di sofferenza nel breve per ottenere nel lungo periodo una crescita migliore e più stabile.

Crescita robusta e stabile è, infatti, un requisito fondamentale della “prosperità comune”.

La Cina, quindi, ha da tempo abbandonato il modello economico orientato alla crescita numerica per focalizzarsi sulla qualità della stessa.

Certo, le incognite non mancano. La crisi del settore immobiliare è tutt’altro che risolta. Si stima che in Cina ci siano tutt’ora circa 90 milioni di case disabitate. I Cinesi hanno comprato case non per abitarci, ma per investire il proprio capitale spinti dalla prospettiva di crescita esponenziale del valore degli immobili. Inoltre, il reddito delle famiglie sta crescendo a ritmi molto più lenti rispetto all’economia del Paese.

Prosegue, inoltre, la politica “zero Covid”.

Il Governo ha sospeso per diversi giorni i voli dagli Stati Uniti perché una cinquantina di passeggeri arrivati nell’ultimo mese sono risultati positivi. Inoltre, sette provincie cinesi hanno vietato agli abitanti di muoversi in vista dei festeggiamenti per la festa di primavera del primo febbraio.

Nonostante tutto, nel biennio del Covid la Cina ha registrato un livello record di surplus nella bilancia commerciale.

La Cina oggi è diventata il principale partner commerciale per oltre il 70% delle economie mondiali. Se è normale che lo fosse per tutta l’area asiatica, fa riflettere sapere che ha superato gli USA nei rapporti con l’Unione Europea e la Germania nei confronti del Regno Unito.

Insomma, non so se il 2022 sarà l’anno della Cina. Di sicuro lo saranno i prossimi dieci. A buon intenditor…

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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