Più ricchi, più saggi: cosa possiamo imparare dai grandi investitori

Cosa può imparare una famiglia normale dai più grandi investitori della storia?

A prima vista, verrebbe da rispondere: poco o nulla.

Warren Buffett, Charlie Munger, John Templeton, Howard Marks, Joel Greenblatt sono nomi che sembrano appartenere a un altro mondo. Gestiscono o hanno gestito patrimoni enormi, hanno attraversato guerre, recessioni, bolle speculative, crisi finanziarie e cambiamenti epocali.

Figure lontane dalla vita quotidiana di chi deve semplicemente organizzare meglio i propri risparmi, costruire una pensione integrativa, aiutare i figli, proteggere il patrimonio familiare o dare maggiore ordine alle proprie decisioni finanziarie.

E invece la risposta è: moltissimo.

Non perché dobbiamo copiare i loro portafogli. Sarebbe impossibile, e spesso anche sbagliato. Ogni persona ha obiettivi, tempi, patrimonio, esigenze e propensione al rischio diversi.

Ma possiamo imparare qualcosa di molto più importante: il loro modo di pensare.

Ho provato a raccogliere alcune delle lezioni più preziose che questi grandi investitori ci hanno lasciato. Non formule magiche, non previsioni, non scorciatoie. Piuttosto, principi semplici e profondi che possono aiutare ogni risparmiatore a decidere meglio, investire con maggiore consapevolezza e affrontare i mercati con più lucidità.

Perché prima ancora di imparare a investire meglio, dovremmo imparare a pensare meglio.

Copiare le idee migliori non è mancanza di originalità

Uno degli esempi più interessanti è quello di Mohnish Pabrai, investitore indiano noto per aver costruito gran parte del proprio metodo osservando e studiando i grandi value investor, in particolare Warren Buffett e Charlie Munger.

Detta così potrebbe sembrare una cosa poco nobile. In realtà è esattamente il contrario.

Pabrai ha capito una cosa molto semplice: se qualcuno ha già trovato un metodo efficace, perché non studiarlo, adattarlo e applicarlo alla propria situazione?

Questo non significa copiare il portafoglio di Buffett o comprare le stesse azioni dei grandi investitori. Sarebbe un errore.

Il punto è un altro: possiamo copiare il modo di pensare.

Possiamo imparare a leggere di più e reagire di meno. Possiamo evitare di inseguire ogni moda finanziaria. Possiamo costruire una strategia coerente, invece di cambiare idea a ogni titolo di giornale. Possiamo scegliere con attenzione da chi prendere esempio.

Nella vita come negli investimenti, l’originalità a tutti i costi non è sempre una virtù. A volte la cosa più intelligente è osservare chi ha già fatto bene, capire perché ha funzionato e adattare quei principi alla propria realtà.

Andare controcorrente richiede carattere

Un altro grande insegnamento arriva da Sir John Templeton.

Nel 1939, mentre il mondo stava entrando nella Seconda guerra mondiale, Templeton fece una scelta che a molti sembrò folle. Comprò azioni americane fortemente depresse, investendo in società che il mercato stava abbandonando.

In quel momento le azioni erano considerate pericolose. Il clima era dominato dalla paura. Eppure Templeton ebbe il coraggio di guardare oltre il panico del momento.

La lezione, però, non è semplicemente “comprare quando tutti vendono”. Sarebbe una banalizzazione.

La vera lezione è che nei mercati finanziari spesso il problema non è sapere cosa bisognerebbe fare. Il problema è avere il temperamento per farlo quando tutti intorno sembrano pensarla diversamente.

È facile dire che bisogna comprare quando i prezzi scendono. È molto più difficile farlo quando i mercati crollano, i giornali parlano di crisi, gli amici vendono, il telegiornale alimenta la paura e il portafoglio mostra perdite temporanee.

Qui entra in gioco il carattere dell’investitore.

Un buon investitore non è una persona che non prova emozioni. È una persona che sa riconoscerle e non permette loro di prendere il controllo delle decisioni.

Il futuro non si prevede: ci si prepara

Howard Marks, uno dei più grandi investitori obbligazionari e fondatore di Oaktree Capital Management, ha costruito gran parte della propria filosofia su un concetto molto semplice: il futuro è incerto.

Può sembrare banale, ma non lo è.

Gran parte dell’industria finanziaria vive sulla tentazione di prevedere cosa succederà domani. Dove andranno i tassi? Salirà la Borsa americana? Scenderà l’inflazione? Il dollaro si rafforzerà? Arriverà una recessione?

Sono domande legittime. Ma il problema nasce quando pensiamo che da queste previsioni dipenda il successo dei nostri investimenti.

La verità è che nessuno conosce il futuro con certezza.

Per questo, più che cercare di prevedere ogni movimento dei mercati, dovremmo costruire portafogli capaci di resistere a scenari diversi.

Un buon portafoglio non nasce dalla presunzione di indovinare cosa accadrà. Nasce dalla consapevolezza che potremmo sbagliare previsione.

E allora serve diversificare. Serve non concentrare tutto su una sola idea. Serve mantenere liquidità adeguata per gli imprevisti. Serve evitare rischi eccessivi rispetto ai propri obiettivi. Serve accettare che i mercati possano attraversare fasi difficili senza per questo mettere in discussione ogni volta il piano di lungo periodo.

Investire bene non significa controllare il futuro. Significa prepararsi al fatto che il futuro non sarà mai esattamente come lo avevamo immaginato.

La semplicità è una forma di intelligenza

Joel Greenblatt, altro grande investitore, ha riassunto la sua filosofia in un concetto elementare: capire quanto vale qualcosa e cercare di pagarla meno.

Sembra quasi troppo semplice. E infatti è proprio qui il punto.

Nel mondo finanziario spesso si tende a complicare tutto. Prodotti difficili da capire, strategie piene di sigle, previsioni sofisticate, portafogli costruiti come se fossero motori di Formula 1.

Ma per la maggior parte dei risparmiatori, la semplicità è un vantaggio enorme.

Una strategia di investimento dovrebbe essere comprensibile. Dovrebbe essere coerente con i propri obiettivi. Dovrebbe poter essere spiegata con parole semplici. E soprattutto dovrebbe essere sostenibile nei momenti difficili.

Perché la vera prova di una strategia non arriva quando i mercati salgono. Arriva quando scendono.

Se non capisco perché ho un certo investimento in portafoglio, sarà molto più probabile venderlo nel momento sbagliato. Se non so quale ruolo ha una componente azionaria, obbligazionaria o liquida, finirò per giudicarla solo in base al rendimento degli ultimi mesi.

La semplicità non significa superficialità.

Significa togliere il superfluo. Significa concentrarsi su ciò che conta davvero. Significa costruire una strategia che il risparmiatore possa comprendere, accettare e mantenere nel tempo.

Come diceva Warren Buffett, un buon investimento dovrebbe essere comprensibile, avere prospettive favorevoli nel lungo periodo, essere gestito da persone competenti e avere un prezzo ragionevole.

Pochi concetti. Ma molto profondi.

La prima lezione

Studiare i grandi investitori non significa cercare una formula magica per battere il mercato.

Significa allenare un modo diverso di pensare.

Essere meno impulsivi. Più pazienti. Più selettivi. Più consapevoli dei propri limiti. Più attenti al rischio. Più capaci di dire di no quando tutti sembrano correre nella stessa direzione.

Questa è la prima grande lezione: i migliori investitori non sono diventati tali solo perché hanno saputo scegliere gli investimenti giusti. Sono diventati grandi perché hanno imparato a decidere meglio.

Ma il modo di pensare è solo la prima parte del percorso.

Nella prossima uscita vedremo forse l’aspetto ancora più importante: perché pazienza, disciplina, buone abitudini e capacità di evitare gli errori contano spesso più della ricerca del grande investimento della vita.

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