In questi giorni di estrema incertezza, i pareri delle principali case d’investimento sembrano convergere su un’unica certezza: una parte del portafoglio va investita in Cina!
Ecco 5 motivi per cui farlo:
1) La Cina guida l’economia globale
Cina vuol dire crescita. Il contributo della Cina alla crescita globale nel 2019 è stato pari al 33% (gli Stati Uniti sono al secondo posto con l’11%). Quest’anno, a causa del Covid, il contributo sarà inevitabilmente superiore in quanto la Cina si conferma come l’unico Stato con previsioni di crescita positiva
2) I mercati cinesi stanno diventando sempre più accessibili
Con il programma Stock Connect le autorità cinesi hanno facilitato l’ingresso di investimenti stranieri nel mercato azionario cinese. Da metà 2017 la presenza delle A-shares nei principali indici globali, compreso l’MSCI, è progressivamente aumentata. Oggi il mercato delle A-shares, le azioni cinesi quotate sul listino di Shanghai, è uno dei più grandi al mondo, ma la presenza degli investitori stranieri è ancora piuttosto scarsa. l’aumento dei flussi è destinato ad aumentare progressivamente con conseguente beneficio per le quotazioni
3) Posizionamento strategico per il futuro
La Cina è un gigante tecnologico tanto che la guerra dei dazi tra USA e Cina è da molti stata ribattezzata la guerra tecnologica.
In Cina lo sviluppo è guidato dall’innovazione e la crescita trainata dai consumi. È il paese più avanti nello sviluppo della tecnologia 5G tanto da portare molti paesi occidentali ad estromettere l’azienda Huawei Technologies dalla costruzione della rete mobile, in quanto ritenuta troppo importante perché “finisca nelle mani dei cinesi”.
4) La via della seta
Nel 2013 il presidente cinese Xi Jinping la lanciato la Belt & Road Initiative, un progetto volto a far guadagnare a Pechino un ruolo di maggior potere culturale ed economico nello scacchiere globale. Si tratta di investimenti in infrastrutture e altri progetti di sviluppo che coinvolgono più di sessanta paesi.
5) Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP)
Nel week end di metà novembre è stato firmato un accordo che ha richiesto otto anni di lavoro e riunisce 15 paesi dell’Asia e del Pacifico che rappresentano il 30% della popolazione mondiale e quasi la stessa percentuale della sua produzione economica.
L’accordo ha lo scopo di facilitare gli scambi, sviluppare e rafforzare le catene commerciali dei paesi coinvolti e rappresenta l’inizio di una progressiva riduzione delle tariffe. L’RCEP sarà in grado di dare alla produzione asiatica e alle sue esportazioni, un notevole impulso.


