Il vecchio copione non vale più: USA, Europa e obbligazioni, cosa cambia?

Negli ultimi giorni, diversi clienti mi hanno chiesto cosa stia succedendo ai mercati. Alcuni si sono accorti che il valore dei loro BTP è sceso, altri si interrogano su come sia possibile che l’America, che fino a pochi mesi fa sembrava destinata a dominare, ora stia mostrando segni di rallentamento.

Per mesi, il mercato si è mosso sulla convinzione che gli Stati Uniti sarebbero rimasti il motore della crescita globale, che la Fed avrebbe mantenuto i tassi elevati per contrastare un’inflazione persistente e che l’Europa sarebbe rimasta indietro con la BCE impegnata a tagliare i tassi per stimolare un’economia debole.

Da inizio anno, però, lo scenario è cambiato completamente.

Negli Stati Uniti, i tassi a lungo termine hanno iniziato a scendere, con il decennale passato dal 4,62 al 4,32 percento. Questo cambiamento è stato alimentato dal rallentamento dell’economia americana e dal fatto che il mercato ora prevede due o tre tagli della Fed nel 2025.

In Europa, invece, i rendimenti obbligazionari sono aumentati. Il Bund tedesco è passato dal 2,40 al 2,90 percento, mentre i BTP italiani dal 3,53 al 4 percento.

Ricordo che quando i tassi aumentano, il prezzo delle obbligazioni scende. Questo significa che, se hai investito in titoli di Stato, puoi vedere il valore del tuo investimento diminuire, anche se continui a ricevere le cedole. È esattamente quello che è successo nelle ultime settimane.

Cosa ha scatenato questa reazione?

Questi interventi sono stati in parte una risposta alle politiche di Trump, che ha mostrato meno interesse a sostenere l’Europa sul fronte della sicurezza, spingendo i governi europei a intervenire direttamente. Questo ha messo le basi per un’ondata di nuove emissioni di titoli di Stato, poiché i governi europei dovranno finanziare i nuovi piani di spesa pubblica con maggiore debito. La Commissione Europea ha annunciato un pacchetto da 800 miliardi di euro per la difesa, di cui 150 miliardi saranno raccolti attraverso bond comunitari, mentre la Germania ha varato un piano da 500 miliardi per le infrastrutture, che richiederà ulteriori emissioni di titoli pubblici. Anche se le emissioni non sono ancora partite, i mercati hanno già iniziato a scontare questa prospettiva, spingendo al ribasso i prezzi dei titoli di Stato esistenti e facendo salire i rendimenti.

Ma il vero punto interrogativo oggi è l’America.

Se da una parte Donald Trump ha definito il suo primo mese di presidenza come “il miglior successo nella storia della nazione”, dall’altra il mercato sta iniziando a guardare oltre la retorica, interrogandosi sull’efficacia reale delle sue politiche.

Durante la campagna elettorale, Trump ha promesso di rilanciare l’economia americana con un mix di stimoli fiscali e deregulation, ma le prime mosse della sua amministrazione hanno generato più incertezza che crescita. Il suo approccio aggressivo sui dazi e le tensioni commerciali stanno iniziando a pesare sulla fiducia delle imprese e dei consumatori.

I dati più recenti mostrano un calo della fiducia delle imprese e un rallentamento della crescita economica rispetto alle attese. Il mercato azionario, che inizialmente aveva accolto con entusiasmo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, sta iniziando a perdere slancio. Wall Street ha mostrato segni di debolezza, con l’S&P 500 e il Nasdaq in difficoltà. Le grandi aziende tecnologiche, che avevano spinto i mercati ai massimi nel 2023-2024, sono ora sotto pressione a causa delle incertezze sul contesto normativo e sugli investimenti nell’intelligenza artificiale, un settore strategico su cui la Cina sta rapidamente guadagnando terreno.

Di fronte a questi cambiamenti ritengo che, in chiave tattica, sia opportuno valutare una leggera riduzione dell’esposizione ai mercati azionari americani. L’idea che l’America possa continuare a crescere senza ostacoli è sempre meno convincente e, allo stesso tempo, l’Europa sta attirando maggiore attenzione.

Una parte di questa liquidità può essere riallocata in Europa, dove i piani di investimento pubblico e un rinnovato slancio economico potrebbero offrire opportunità interessanti. Inoltre, è importante non trascurare la Cina, un mercato su cui mi sono soffermato più volte nelle scorse newsletter e che ora sta mostrando segnali di ripresa. I dati confermano quanto anticipato nei mesi scorsi e chi ha seguito questo ragionamento ha avuto la possibilità di posizionarsi per tempo. Ne ho parlato in dettaglio in questa analisi sulla Cina.

Sul fronte obbligazionario, invece, è necessaria maggiore cautela. In Europa, i titoli di Stato offrono ormai rendimenti interessanti, ma con scarse prospettive di guadagni in conto capitale. L’unica fonte di rendimento resteranno i flussi cedolari.

Negli Stati Uniti, invece, ci sono ancora opportunità, ma vanno valutate con attenzione. Se il dollaro dovesse indebolirsi ulteriormente, il maggior rendimento offerto dai titoli di Stato americani potrebbe essere vanificato. Inoltre, coprirsi dal rischio di cambio ha un costo elevato che, in molti casi, non è conveniente sostenere.

Abbiamo vissuto anni in cui gli Stati Uniti dominavano e l’Europa arrancava. Oggi i mercati sembrano suggerire che la storia potrebbe cambiare. Questo non significa stravolgere le proprie strategie, ma essere consapevoli che il vecchio copione potrebbe non funzionare più.

Il mondo cambia, i mercati si adattano e un buon investitore sa quando è il momento di riconsiderare le proprie posizioni. Se vuoi approfondire come gestire questi nuovi equilibri e come ottimizzare il tuo portafoglio, contattami qui.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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