Il nemico principale dell’investitore è probabilmente se stesso (Benjamin Graham)
“I mercati sono saliti tanto, meglio vendere?” “Saliranno ancora, compriamo?”.
Sono queste due delle domande che mi sento rivolgere più spesso da tantissimi clienti.
Siamo esseri irrazionali e come tali, soprattutto in ambito di scelte finanziarie, tendiamo ad adottare comportamenti dettati dall’emotività.
Se, ad esempio, siamo abituati ad acquistare più volentieri un bene quando questo è in saldo, la stessa cosa non succede sui mercati azionari.
Analogamente, così come siamo abituati a detenere immobili per tantissimi anni non curandoci delle oscillazioni di prezzo che gli stessi possono registrare, sui mercati finanziari tendiamo ad avere un orizzonte d’investimento che a fatica arriva ai dodici mesi.
Cosa fare quindi?
Occorre attuare una pianificazione finanziaria. E lo strumento principe per affrontare questa incertezza è il piano di accumulo del capitale.
Il piano di accumulo del capitale (pac) consiste nell’investimento di una somma costante nel tempo in uno o più strumenti finanziari.
Perché farlo?
L’obiettivo principale è quello di minimizzare i rischi senza perdere la possibilità di cavalcare le opportunità offerte dai mercati.
I vantaggi di un PAC:
- Riduce l’emotività impedendo di compiere scelte sbagliate di entrare ai massimi e vendere ai minimi
- Risolve il problema del “market timing” ovvero l’eterno quesito di quando entrare in un determinato mercato. I versamenti ricorrenti consentono di catturare il rendimento medio offerto dal mercato
- Ci si focalizza sull’obiettivo e non sul momento
- Consente di investire anche piccole somme nei mercati più attraenti
- Offre la massima flessibilità con possibilità di interrompere in qualsiasi momento il piano dei versamenti originariamente programmato
Come farlo?
A mio avviso la soluzione più semplice è attraverso la sottoscrizione di un Fondo Comune d’Investimento o una SICAV (Società d’Investimento a Capitale Variabile). Questi consentono di dare disposizione all’intermediario di prelevare con regolarità una determinata somma dal conto per investirla nella strategia selezionata.
L’importante è prestare molta attenzione ai costi. Questi si suddividono tra commissioni di sottoscrizione e diritti fissi. Questi ultimi incidono in misura fissa sul versamento (di solito si tratta di una spesa di 1 o 2 euro), mentre le commissioni vengono trattenute sul versamento. Un modo per ridurre l’incidenza dei diritti fissi, soprattutto quando il pac è di importo contenuto, è di optare per una frequenza trimestrale anziché mensile. Per quanto riguarda le commissioni, ovviamente, il suggerimento è di scegliere un intermediario che non le faccia pagare.
Quando farlo?
Oggi!
In conclusione, pur non garantendo un risultato maggiore rispetto all’investimento in un’unica soluzione, il pac consente una maggiore serenità nell’affrontare i mercati finanziari.
Infine non bisogna pensare che lo strumento sia adatto soltanto ai piccoli risparmiatori che vogliono costruire un piccolo capitale per esigenza future. Lo strumento è estremamente adatto in questa particolare fase dei mercati anche a coloro che hanno somme più importanti da investire. Ci troviamo, infatti, con listini azionari a livelli elevati e, se le prospettive di ulteriore crescita nei prossimi mesi sono notevoli, altrettanto alto è il rischio di dover subire una fase di correzione (ho spiegato più in dettaglio questi rischi in un mio precedente articolo “I mercati sono impazziti?“.
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