Si è appena concluso un anno indimenticabile per le principali piazze azionarie. Sia le Borse che i mercati obbligazionari entrano nel nuovo anno sui massimi perché scontano uno scenario idilliaco: un rallentamento economico che non sfocia nella recessione e ben sei tagli dei tassi da parte della FED e della BCE.
Il 2023 ha ridato fiducia a tanti investitori scoraggiati da anni difficili, premiando in particolare quelli “bravi”, ovvero coloro che hanno mantenuto la calma durante l’anno precedente e sono rimasti fedeli ai propri obiettivi di lungo termine senza vendere le posizioni in perdita o non appena tornate in pareggio. .
Se a gennaio ’23 regnava il più cupo pessimismo, ora ci troviamo nella situazione opposta e bisogna stare attenti all’eccessivo ottimismo che si respira nelle sale operative di tutti i principali gestori.
In questo contesto, si corre il rischio sia di limitate sorprese positive in caso di realizzazione delle previsioni, sia di possibili delusioni se le cose dovessero andare storte, con conseguente calo delle quotazioni.
Esistono diversi fattori che giustificano questo ottimismo. Innanzitutto le statistiche giocano a favore. In passato, ogni volta che nei mesi di novembre e dicembre i mercati hanno realizzato performances superiori al 10%, sia il trimestre immediatamente successivo che l’intero anno, sono stati positivi.
Inoltre, a novembre ci saranno le elezioni presidenziali americane e, storicamente, gli anni di elezioni sono stati principalmente anni positivi. C’è poi un fattore di liquidità che potrebbe sostenere ulteriori rialzi. Molti investitori, infatti, si sono posizionati su strumenti di breve termine e si sono “persi” il treno. Ora, coi rendimenti a breve in calo, potrebbero voler partecipare anche loro alla festa comprando azioni e obbligazioni a lunga scadenza.
Chi ritiene, invece, che le quotazioni siano troppo alte, dovrebbe considerare che il forte rally del 2023 è da ricondurre a sette titoli che da soli hanno garantito collettivamente un ritorno del 71% mentre gli altri 493 componenti del principale indice americano hanno realizzato un modesto +6%. Ci sono, quindi, i presupposti perché il mercato torni a guardare con interesse i titoli rimasti indietro, con particolare attenzione a quelli legati alla transizione energetica e al settore della sanità.
I fattori che potrebbero rovinare la festa sono innanzitutto i rischi geopolitici: ci sono tuttora ben più di due guerre in corso e la questione di Taiwan potrebbe portare ad un escalation militare tra Usa e Cina.
C’è poi l’inflazione che potrebbe tornare a crescere sorprendendo tutti coloro che stanno brindando alla sua rapida scomparsa.
Quindi, come spesso accade, ci sono elementi che supportano le tesi dei più ottimisti, ma anche qualche segnale di allarme che sarà bene non ignorare.
Detto questo, come mia abitudine, ecco tre piccoli suggerimenti per approcciare il nuovo anno nel migliore dei modi.
- Non investire rincorrendo gli eventi. Quanti tagli dei tassi ci saranno, a che livello sarà l’inflazione o quanto crescerà l’economia, sono fattori che non possiamo controllare. Agisci solo sulla base dei tuoi obiettivi e del portafoglio che hai costruito per raggiungerli.
- Investi in modo semplice. Non cercare la nuova azione o la nuova tendenza vincente. A tutti farebbe piacere azzeccare il cavallo vincente, ma molto più spesso si finisce con il restare delusi. Se vuoi, destina una piccola porzione dei tuoi investimenti in questa attività più speculativa, ma la parte più rilevante lascia che partecipi ai rendimenti offerti dal mercato nel suo insieme.
- Non guardare tutti i giorni il tuo portafoglio. Più spesso lo farai, e più sarai tentato di modificarlo in base all’andamento del momento. Sii paziente e ricorda che il tempo è sempre il tuo miglior alleato.
Anche se potrà sembrarti strano, se i mercati saliranno o meno nel 2024 non dovrebbe importarti più di tanto. Quello che deve interessarti è dove saranno i mercati tra dieci, quindici anni. Se non sei disposto a ragionare in quest’ottica, molto meglio rimanere su strumenti a breve termine e accontentarsi dei magri rendimenti che probabilmente ci saranno.


