Quando è possibile riscattare un fondo pensione?

È una verità universalmente riconosciuta che un investitore saggio, arrivato a quarant’anni, inizi a preoccuparsi del suo fondo pensione per assicurarsi un futuro dignitoso.

Allora perché solo quattro italiani su dieci hanno aderito ad una forma di previdenza complementare?

Io questa domanda me la sono fatta e ho anche trovato una risposta: l’idea di accantonare una somma di denaro che non potrà essere utilizzata per parecchi anni spaventa gli italiani.

Ma, sono veramente così stringenti questi vincoli?

In realtà, nel corso degli ultimi anni, il legislatore ha progressivamente aumentato la flessibilità in uscita dai fondi pensione.

Vediamoli insieme.

Anticipazioni classiche:

  • Spese sanitarie. È possibile riscattare in qualsiasi momento fino al 75% della posizione maturata per spese sanitarie per sé, il coniuge o i figli
  • Acquisto o ristrutturazione prima casa per sé o per i figli, sempre nella misura del 75%, ma solo dopo aver maturato almeno otto anni di partecipazione al fondo
  • Ulteriori esigenze senza necessità di giustificazione fino ad un massimo del 30% e sempre dopo otto anni di adesione

Le anticipazioni possono addirittura essere ripetute anche per la stessa finalità a patto che il montante sia stato reintegrato (per effetto di ulteriori versamenti o per rivalutazione).

Oltre a queste tipologie di anticipazioni, già piuttosto note in quanto simili a quelle previste per il trattamento di fine rapporto per i lavoratori dipendenti, è possibile riscattare parzialmente o totalmente le somme accantonate nei seguenti casi:

  • dopo 12 mesi di disoccupazione. In questo caso si può riscattare al massimo il 50% della posizione
  • Qualora il periodo di inoccupazione si protragga per più di 48 mesi è possibile riscattare interamente la posizione. Nel caso in cui il lavoratore inoccupato si trovasse nei 5 anni che precedono l’età della pensione, sono sufficienti 24 mesi
  • Perdita dei requisiti. Questa è certamente la novità più importante. Fino a qualche anno fa, solo gli aderenti ad un fondo di categoria o ad un fondo aperto ad adesione collettiva potevano chiedere il riscatto integrale della posizione (unica penalizzazione il trattamento fiscale meno favorevole con applicazione dell’aliquota del 23% anziché del 15%). Dal 2018, anche il sottoscrittore di un fondo pensione aperto ad adesione individuale o PIP, potrà riscattare l’intera posizione in caso di perdita del requisito di lavoratore.

Come si vede, quindi, la flessibilità in uscita è stata progressivamente aumentata allo scopo di incentivare ulteriormente i lavoratori ad aderire alle forme di previdenza complementare ed assicurarsi un futuro benessere pensionistico.

Viene quindi ampliata la possibilità di poter disporre del proprio denaro anche prima di aver maturato i requisiti per andare in pensione.

Come per tutte le libertà, anche questa va usata con intelligenza. La normativa non deve infatti essere vista come una facile via d’uscita, ma deve restare legata a reali necessità.

Fare la cosa giusta, infatti, significa fare quello che è meglio per sé stessi e per il proprio futuro, non soddisfare il capriccio del momento.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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