Il trattamento di fine rapporto, previsto esclusivamente per i lavoratori dipendenti, rappresenta una mensilità aggiuntiva accantonata annualmente.
Entro sei mesi dalla data di prima assunzione, il lavoratore deve decidere se conferire l’importo del TFR maturando ad una forma di previdenza complementare o mantenerlo presso il proprio datore di lavoro.
Quando si parla di TFR, la maggior parte dei lavoratori sceglie di mantenerlo in azienda e di non interessarsi a qualsiasi forma di investimento in fondi pensione: su 23 milioni di lavoratori, solamente poco più di 7 milioni hanno aderito ad un piano previdenziale integrativo.
La materia è particolarmente articolata, ma possiamo raggruppare i fattori di scelta in tre macro-categorie:
- rendimenti
- anticipazioni
- Tassazione
TFR in azienda
Rendimenti. Se si opta per questa soluzione, il datore di lavoro ha il dovere di rivalutare la somma accantonata ad un tasso minimo dell’1,50% annuo al quale si aggiunge una componente variabile pari al 75% della rivalutazione dei prezzi accertata dall’ISTAT.
Anticipazioni. Si possono chiedere anticipazioni per spese mediche straordinarie, l’acquisto o ristrutturazione della prima casa (per sé o per i figli). Il lavoratore matura tale diritto una sola volta e dopo almeno 8 anni di servizio e per un massimo del 70% della posizione accantonata.
Tassazione. Dal punto di vista fiscale si applica una tassazione del 17% sul rendimento maturato e la prestazione finale viene tassata con tassazione separata con applicazione dell’aliquota media dei cinque anni precedenti a quello della liquidazione (minimo 23% max 43%).
TFR conferito alla previdenza complementare
Rendimenti. Il rendimento di un fondo non prevede un rendimento prestabilito, ma dipende dal comparto scelto dall’aderente. Tra il 2011 e il 2020 i rendimenti medi annui composti sono stati pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,7% per i fondi aperti, al 3,3% per i PIP di ramo III e al 2,4% per le gestioni di ramo I.
Anticipazioni. Il trattamento è simile, ma leggermente più favorevole. È infatti consentito nella misura del 75% per gravi motivi di salute, per sé o per i famigliari, senza alcun vincolo temporale. Sono, invece, sempre necessari 8 anni di adesione per ottenere prestazioni anticipate per le altre cause previste dalla legge.
Altra differenza importante, dopo 8 anni di partecipazione, è anche possibile ottenere un’anticipazione fino al 30% del maturato, senza necessità di presentare alcuna giustificazione.
Inoltre l’anticipazione per necessità previste dalla legge, può essere chiesta più volte, sempre nel limite massimo del 75%.
Tassazione. Il rendimento ottenuto dal fondo è tassato al 20%, mentre le anticipazioni sono tassate al 23% per le motivazioni generiche e al 15%, con uno sconto dello 0,3% per ogni anno di contribuzione successivo al quindicesimo, per gravi motivi di salute.
Stesso trattamento fiscale agevolato per il riscatto della prestazione finale.
Fiscalmente, quindi, i fondi pensione godono di un trattamento agevolato in fase di riscatto della prestazione che, da un massimo del 15% possono arrivare ad un minimo del 9%, mentre il TFR in azienda viene tassato con tassazione separata con un minimo del 23% ed un massimo del 43%.
Una differenza sostanziale riguarda infine l’uscita finale: la legge prevende infatti che nei fondi pensione solo il 50% del montante maturato possa essere liquidato, mentre il restante 50% deve essere erogato sotto forma di rendita.
Il motivo di questa norma è da ricercare nella volontà del legislatore di far sì che i lavoratori possano effettivamente contare su un’integrazione della pensione una volta cessata l’attività lavorativa dato che il reddito da pensione, in funzione delle riforme che sono state attuate negli ultimi anni, sarà significativamente più basso rispetto al reddito da lavoro.
È probabilmente questo uno degli ostacoli che sta limitando il successo dei fondi pensione in Italia.
In realtà è possibile riscattare totalmente il montante maturato qualora il 50% trasformato in rendita sia inferiore al 50% dell’assegno sociale in vigore al momento della richiesta.
Qual è quindi la scelta migliore?
Riassumendo, il TFR conferito ad un fondo pensione gode di un trattamento fiscale più favorevole, consente più elasticità nelle anticipazioni e i rendimenti passati sono stati generalmente più alti. Inoltre, un fattore che non va sottovalutato, è che gli attivi conferiti al fondo vengono separati dal patrimonio del datore di lavoro e, in caso di fallimento di quest’ultimo, il dipendente non rischia di perdere il TFR maturato.



