Trappole Mentali: come i comportamenti influenzano gli investimenti

Esistono molte prove del fatto che l’emozione, sebbene adattabile, rappresenta un ostacolo significativo per un investimento efficace. Quando il pensiero razionale entra in conflitto con l’emozione, quest’ultima tende a prevalere. Le emozioni arricchiscono l’anima, ma purtroppo impoveriscono il portafoglio perché hanno un impatto molto forte sul modo in cui percepiamo il rischio e gestiamo il denaro.

Un bravo consulente finanziario non può quindi limitarsi solo agli aspetti tecnici della consulenza, come la diversificazione del portafoglio o l’ottimizzazione fiscale, ma deve focalizzarsi sempre di più sugli aspetti comportamentali. Deve, cioè, diventare un vero e proprio coach comportamentale per i suoi clienti.

È bene, infatti, ricordare che anche le persone con livelli alti di cultura finanziaria, non sono immuni dal commettere errori comportamentali.

Ridurre gli effetti emotivi dell’investimento è possibile?

Sì, a patto di conoscere gli errori comportamentali che più spesso ci troviamo a commettere.

La finanza comportamentale, che studia le interazioni tra economia e psicologia, ha identificato i principali errori commessi dagli investitori, suddividendoli in tre categorie: le euristiche, i bias e l’effetto framing.

Le euristiche sono scorciatoie mentali utilizzate dal cervello per semplificare la presa di decisioni e la risoluzione dei problemi. I bias, comunemente denominati “errori”, possono essere di due tipi: cognitivi ed emotivi. L’effetto framing, infine, dimostra come il modo in cui i dati sono presentati, può condizionare le nostre decisioni.

L’elenco di queste trappole comportamentali è piuttosto lungo e potrebbe diventare noioso. Allora, dato che le persone pensano per storie, ho pensato di narrare sette storie vere di clienti che hanno commesso questi errori. Nelle storie degli altri c’è sempre qualcosa di interessante anche per noi. Ascoltandole, potrai evitare di commettere gli stessi errori in futuro e gestire meglio i tuoi risparmi.

Giulia e il Bias di Conferma

Giulia a settembre 2021, in piena fase di euforia per la transizione energetica, scelse di acquistare azioni di una società americana specializzata nella realizzazione di celle a combustibile idrogeno che avrebbero dovuto sostituire le batterie convenzionali nei veicoli elettrici. Inizialmente la scelta si rivelò azzeccata, ma poi le azioni iniziarono un declino pressoché inarrestabile. Giulia ricercava continuamente ed esclusivamente sul web informazioni e report che supportassero la sua decisione iniziale, ignorando segnali di mercato che indicavano chiaramente che lo sviluppo di questa tecnologia innovativa era ancora lontana dal raggiungere i risultati sperati.

Per superare questo errore comportamentale bisogna sforzarsi di ricercare anche informazioni che contrastano le proprie convinzioni per poter prendere decisioni migliori.

Enrica e il giudizio retrospettivo

Enrica è un’investitrice estremamente prudente. Assolutamente convinta che le azioni siano il male assoluto per i suoi risparmi, vuole da sempre investire solo in obbligazioni. Più volte le ho fatto presente che investire negli ultimi anni in titoli con rendimenti prossimi allo zero, se non addirittura negativi, la esponeva a rischi non remunerati. Oggi mi ripete spesso che “si sapeva che il BTP Futura non andava comprato”. Lei, come tanti altri, dimentica il fatto che all’epoca nessuno poteva prevedere un rialzo dei tassi così veloce e rilevante e i conseguenti disastrosi cali dei prezzi dei titoli obbligazionari. Per fronteggiare questo bias, insito nella natura umana, occorre un gran lavoro su sé stessi e una buona dose di fiducia nell’esperienza del proprio consulente.

L’Aversione alle Perdite di Franco

Franco aveva investito nel 2021 in azioni di un’azienda farmaceutica francese che di lì a poco avrebbe dovuto ottenere il via libera dalla Agenzia Europea del Farmaco per la commercializzazione del suo vaccino anti-Covid. Tuttavia, il via libera è arrivato quando ormai più o meno tutti avevamo già avuto almeno tre vaccinazioni così che il valore delle azioni iniziò a calare drasticamente. Nonostante tutto, Franco si rifiutava di vendere, sperando che il prezzo delle azioni si riprendesse per non dover realizzare una perdita. Questo è un classico esempio di avversione alle perdite, dove il dolore di accettare una perdita supera la razionalità economica di limitare ulteriori danni. A volte, negli investimenti come nella vita, bisogna “saper perdere”.

L’Ancoraggio di Luisa

Luisa, ma qui potrei mettere altri mille nomi, aveva acquistato azioni Seat Pagine Gialle, Tim e Tiscali in piena euforia dot.com di fine anni novanta. Il prezzo di acquisto di questi titoli divenne il suo punto di ancoraggio, influenzando tutte le sue decisioni future. Nonostante fosse ormai evidente che i prezzi di quelle azioni non sarebbero mai più tornati a quei livelli, Luisa continuava a ritenere che il valore delle azioni dovesse risalire al prezzo d’acquisto iniziale per giustificare una vendita. L’ancoraggio lo sperimento tutti i giorni anche in quei clienti che vedono il valore dei propri investimenti raggiungere un determinato livello in una fase di rialzo del mercato. Quel valore diventa la nuova ancora a cui aggrapparsi nel momento in cui, nelle inevitabili fasi successive di correzione del mercato, il valore cala. Ecco, quindi, clienti che affermano di “aver perso” quando, invece, sono ampiamente in guadagno rispetto al valore iniziale. 

L’Effetto Gregge di Michele

Michele, influenzato dai movimenti di mercato e dalle decisioni dei colleghi del suo ufficio contabilità, decise di investire in bitcoin nel 2020. Non sapeva assolutamente nulla di criptovalute, ma se tutti stavano guadagnando un sacco di soldi, perché non avrebbe dovuto investirci anche lui? Questo è un esempio dell’effetto gregge, dove gli investitori seguono le azioni di altri, spesso senza una sufficiente analisi individuale. Quando il mercato delle criptovalute subì una correzione drastica, Michele, preso dal panico, decise di vendere nonostante questo comportasse una perdita significativa. Anche in questo caso la decisione fu condizionata dal comportamento degli amici e colleghi, mentre, se avesse razionalmente considerato le prospettive legate al mondo delle criptovalute, avrebbe potuto mantenere i nervi saldi e realizzare nel tempo un significativo guadagno.

L’effetto gregge è una conseguenza del nostro modo di ragionare. In un mondo in cui abbondano le opportunità d’investimento, il nostro cervello che è progettato per risparmiare energia, tende a ricercare scorciatoie decisionali e ci induce a pensare che: “se lo stanno facendo tutti, significa che devo farlo anch’io”. Andare controcorrente non è facile e non sempre le nostre idee sono migliori di quelle della massa.

L’Effetto Framing di Claudia

Claudia fu influenzata dall’effetto framing quando ricevette una proposta di investimento dal consulente della banca dove aveva in precedenza i suoi risparmi. Tale proposta enfatizzava fortemente i potenziali guadagni, minimizzando i rischi associati (nonché i costi occulti, ma questa è un’altra storia…). La presentazione ottimistica le fece percepire l’investimento come una grande opportunità, spingendola a ignorare le valutazioni sul rischio intrinseco. Questo è un esempio classico di come il framing può influenzare la percezione degli investitori, portandoli a sottovalutare i rischi reali. Se non altro questa esperienza le fu utile per comprendere che era giunto il momento di valutare un cambiamento di consulente…

L’overconfidance di Marco

Marco, un ingegnere appassionato di trading, nel 2020, costretto come tutti a restare a casa durante il lockdown, si dedicò a tempo pieno all’attività di trading online investendo i suoi risparmi nelle azioni che stavano dominando la scena dei mercati come Zoom, Amazon, Netflix e Meta. I successi iniziali lo avevano reso eccessivamente sicuro delle sue capacità di investimento. L’anno successivo, gli stessi titoli che lo avevano fatto sentire il re del trading, registrarono pesanti flessioni, ma Marco, convinto della propria scelta, ignorò le raccomandazioni di diversificare il suo portafoglio. Questo comportamento aggravò le sue perdite fino a quando non riconsiderò le sue decisioni e cercò un approccio più equilibrato.

L’overconfidence colpisce anche gli investitori esperti. Conosco consulenti finanziari che hanno arrecato danni enormi ai portafogli dei loro clienti proprio perché caduti vittime di questo bias. È quindi fondamentale mantenere un approccio umile e ricercare consulenti con esperienza per preservare e far crescere i propri investimenti.

Conclusione

Queste storie illustrano vividamente come i bias comportamentali possano distorcere il processo decisionale finanziario, spesso con risultati costosi. La consapevolezza e il riconoscimento di questi bias sono i primi passi verso una migliore gestione finanziaria. Invito ogni lettore a riflettere su queste narrazioni e a considerare come simili errori possano aver influenzato anche le proprie decisioni. Con l’aiuto di un consulente finanziario attento non solo alla strategia ma anche al comportamento umano, è possibile sviluppare un approccio più informato e bilanciato all’investimento. La chiave è imparare dagli errori, sia propri che altrui, per navigare con maggiore saggezza nel complesso mondo degli investimenti.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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