Comprare è facile. Il difficile è decidere il momento per vendere.
Perché comprare è facile?
L’acquisto di azioni, fondi o altre tipologie d’investimento, per un investitore privato, è molto spesso determinato da fattori che poco hanno a che vedere con il momento di mercato.
Ci può essere stata una scadenza di un titolo, una somma derivante dalla vendita di un immobile, o, magari, da un’eredità.
In questi casi si contatta il proprio consulente e gli si chiede come suggerirebbe di diversificare la cifra a disposizione. Difficilmente il consulente ci dirà che è meglio attendere perché i mercati vengono da un lungo periodo di crescita e che i multipli sono piuttosto “tirati”.
In America il Dividend yield dell’indice S&P 500, aggiornato a venerdì scorso, era pari a 1,38%. Significa che investire nei titoli che compongono l’indice più importante al mondo genera un ritorno in termini di reddito da dividendo, calcolato sul prezzo di acquisto delle azioni che lo compongono, dell’1,38%.
Quando questo valore è così basso può significare due cose: o i dividendi sono molto bassi perché le aziende non guadagnano, oppure i prezzi sono alti.
È un indicatore molto importante da tenere in considerazione e va raffrontato con il rendimento che offre un titolo con rischiosità inferiore. Nel nostro caso dobbiamo confrontarlo con il rendimento del titolo decennale americano che offre un 1,59% di rendimento.
Visto così sembrerebbe saggio non comprare azioni, ma ripiegare sul “triste” mondo delle obbligazioni governative decennali.
Accantoniamo per un momento queste considerazioni e veniamo alla seconda domanda.
Perché vendere è difficile?
Vendere pone l’investitore nella condizione di dover decidere ed espone alle conseguenze del rammarico. La storia è piena di esempi di personaggi più o meno famosi che hanno venduto troppo presto, dai soci fondatori di Apple al caso di chi ha scambiato un bitcoin per una pizza. Ma senza scomodare questi esempi eclatanti, alzi la mano chi non si è pentito dopo aver venduto a seguito di un rialzo del 10% per poi aver visto il titolo continuare a salire.
C’è poi chi vende perché non sopporta più di veder scendere il valore dei propri investimenti. È questa forse una delle decisioni più sofferte perché arriva dopo giorni e giorni in cui la propria resistenza viene messa a dura prova. Di norma, dopo che si è presa questa difficile decisione, non passa molto che i listini ricominciano sadicamente a risalire e “hai voglia a dire che tanto tu non li guardi più…”
Che fare dunque in questo momento?
Il momento attuale è molto complesso. Moltissimi gestori, mettono in guardia dal pericolo che si annida nel mondo obbligazionario perché un’eventuale rialzo dell’inflazione impatterebbe negativamente sui prezzi dei bond. Alcuni affermano che “There Is No Alternative” (non c’è alternativa) all’investimento azionario.
Personalmente sconsiglio di “correre dietro ai mercati”, ossia di pensare di poter essere così bravi da vendere sui massimi e rientrare sui minimi. È statisticamente provato che è impossibile battere il mercato. Il miglior consiglio che mi sento di darti è quello di investire e mantenere nel tempo un portafoglio ben diversificato e adeguato alle tue necessità. Nel lungo periodo i mercati azionari tendono a crescere. Uno studio condotto da due professori dell’università di Calgary ha dimostrato che mantenere le proprie azioni a lungo termine funziona meglio che tentare di battere il mercato perché i guadagni nelle fasi di rialzo sono molto più consistenti delle perdite nelle fasi di ribasso (se non altro perché le fasi di rialzo sono statisticamente più durature rispetto ai ribassi).
Questo, però, non vieta di utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per minimizzare il rischio, come, per esempio, la strategia del piano di accumulo e il ribilanciamento periodico.
Per una parte di portafoglio si può anche “tentare” l’uscita, soprattutto per chi può vantare risultati interessanti realizzati negli ultimi dodici mesi e seguire l’antico detto “sell in may and go away” (vendi a maggio e scappa) per rientrare dopo un’eventuale correzione estiva.
Per tutti gli altri, penso che possano restare fermi e attendere nuovi massimi verso la fine dell’anno.


