Come difendere i risparmi in tempo di guerra

Sirene antiaereo e fughe nei rifugi: suoni e immagini che molti di noi hanno vissuto solo al cinema, seduti su una comoda poltrona.

Diciamocelo, noi non sappiamo neanche cosa sia la guerra. Facciamo parte della “generazione della pace” e gli orrori della guerra, fortunatamente, non li abbiamo mai vissuti.

Poi, succede che un giovedì mattina ti svegli e senti al telegiornale la notizia dell’attacco russo ad un Paese sovrano nel cuore dell’Europa!

Nessuno si aspettava che Putin sarebbe arrivato a tanto. Solo ora si comprende che la Russia si stava preparando da tempo a questo attacco. Negli ultimi anni, infatti, ha progressivamente aumentato le sue riserve internazionali con un incremento della quota detenuta sotto forma di oro e azzerato la quota in titoli di stato americani. Ha stretto sempre più relazioni commerciali con la Cina cercando di rendersi sempre meno dipendente dai rapporti con l’Occidente. I suoi oligarchi, i ricchi russi, dal 2017 ad oggi hanno incrementato i loro ingenti depositi nel Regno Unito, Svizzera, Cipro e altri centri offshore.

Lo scontro non è solo tra la Russia e l’Ucraina, ma riguarda tutto l’Occidente.

Il Prof. Galli Della Loggia, sulle pagine del Corriere, parla di “fallimento della globalizzazione e delle illusioni buoniste”. Dipinge la Russia come un Paese arretrato la cui unica ricchezza è data dalle ingenti riserve di materie prime e la cui sola grandezza è sempre e solo quella militare. Nel suo articolo, il professore non risparmia le accuse all’Europa, che per convenienza e scarsa lungimiranza, ha rinunciato a qualunque programma di indipendenza energetica da Mosca.

Se da un lato la Russia combatte la guerra con missili, carri armati e fucili, Stati Uniti e NATO rispondono con l’arma delle sanzioni.

Le sanzioni come unica alternativa alla terza guerra mondiale.

La risposta che l’Europa e l’America hanno messo in campo per penalizzare la Russia, si è per ora concretizzata in una serie di sanzioni che mirano ad indebolire nel tempo l’economia russa. Esse vanno dalle limitazioni nell’accesso al mercato dei capitali alle limitazioni alle esportazioni in Russia. Oggi si discute anche dell’ipotesi di bandire la Russia dal circuito SWIFT, la rete mondiale per i pagamenti internazionali. Tale soluzione è stata definita come un’”arma nucleare finanziaria” il cui obiettivo è quello di isolare la Russia.

Ma le sanzioni, purtroppo, sono un’arma a doppio taglio. Se da un lato penalizzano chi le subisce, dall’altro colpiscono anche chi le impone: Europa e Italia in primis.

L’Italia pagherà un conto salato da queste sanzioni. La dipendenza dal gas russo peserà non solo sul “caro bollette”, ma verosimilmente ne avremo di meno. Draghi ha già detto di prepararci a ridurre l’utilizzo del gas. Tale manovra riguarderà inizialmente soprattutto le imprese e, in misura minore, le famiglie.

Ma il costo più grande lo subirà tutto il made in Italy. Solo per fare un esempio l’Italia è il primo fornitore al mondo di vini in Russia. Si parla di 375 milioni di dollari di esportazioni nel 2021 per l’industria vinicola che quest’anno non ci saranno.

E i mercati?

Cosa fare per difendere i propri risparmi?

Non è facile per me, di fronte a queste drammatiche notizie che arrivano dall’Ucraina, parlare di mercati, ma il mio compito è quello di aiutarti a prendere le corrette decisioni d’investimento e non quello di fare il moralista. Sono tante le domande che mi sono arrivate in questi giorni e potremmo riassumerle in un’unica grande domanda: “Cosa succede ai miei risparmi?”

Come ho spiegato nel mio precedente articolo (https://www.montainafilippo.it/venti-di-guerra/), i mercati temono l’incertezza, ma storicamente hanno riportato risultati positivi anche in anni di guerra.

Il mio consiglio è di non farsi prendere dall’emotività e restare fermi. Ogni mossa che si fa in un contesto di estrema incertezza, rischia di rivelarsi una mossa sbagliata. Questo, però, non vieta di fare alcune considerazioni. La prima e più importante analisi è che, molto probabilmente, questo conflitto riscalderà il già delicato fronte dell’inflazione. Maggiori costi energetici e impennata delle materie prime agricole porteranno inevitabilmente ad un aumento del tasso d’inflazione. L’Ucraina è ricca di minerali preziosi ed è considerato il granaio d’Europa.

Per contro, le sanzioni porteranno ad una minore crescita globale con il rischio di arrivare a quello che da tutti viene definito lo scenario economico peggiore: la Stagflazione (maggiore inflazione abbinata a minore crescita).

Che sia questo il pericolo più grande lo si è visto venerdì, quando i mercati hanno registrato un forte e, per molti versi, imprevedibile rimbalzo. La spiegazione risiede nel fatto che gli analisti hanno iniziato a scontare un atteggiamento meno restrittivo da parte delle Banche Centrali.

Se si riuscirà ad evitare questo scenario e se il conflitto si risolverà velocemente, i mercati torneranno a respirare e a guardare la politica monetaria. È inevitabile che l’Europa ne uscirà penalizzata, mentre gli Stati Uniti torneranno ad essere favoriti. La Cina è il mercato che meno subirà il contraccolpo di questa situazione e potrebbe uscirne vincitore.

Ci sarà probabilmente un’accelerazione verso le fonti di energia rinnovabili e il nucleare allo scopo di sganciarsi, quanto più possibile, da questa dipendenza energetica da Mosca.

Oro, dollaro e titoli di stato americani (i cosiddetti beni rifugio) vivranno giornate sugli scudi nei momenti in cui le notizie dal fronte saranno più gravi, mentre verranno prontamente venduti se le diplomazie si siederanno al tavolo delle trattative.

Per chi è poco esposto all’azionario, questo potrebbe essere un buon momento per incrementare un po’ le posizioni. Per chi è già investito, meglio attendere o accumulare gradualmente attraverso i piani di accumulo. Nella speranza che la situazione si risolva rapidamente, l’unica cosa da fare è quella di aspettare. Lo abbiamo compreso in occasione dello scoppio della pandemia. I mercati trovano sempre la forza per risollevarsi.

Quanto durerà la guerra?

Nessuno lo sa. A Mosca si registrano già le prime proteste, subito sedate dal regime. Ma la società civile russa non si rispecchia più nella politica del “Re del Nord” e la parola fine potrà essere scritta, probabilmente, solo dalla stessa Russia. Spero tanto che questo avvenga il più presto possibile.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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