Mercati, guerra e intelligenza artificiale: le lezioni di un semestre inatteso

Un semestre più solido del previsto

Siamo alle battute finali del primo semestre e, guardandoci indietro, una cosa appare evidente: avrebbe potuto andare molto peggio.

A fine febbraio, la guerra tra Stati Uniti e Iran ha colto di sorpresa mercati, imprese e governi. Il prezzo del petrolio, che prima della crisi oscillava attorno ai 70 dollari al barile, è arrivato oltre quota 125. Sono tornati rapidamente i timori di una nuova fiammata dell’inflazione, di tassi di interesse più alti più a lungo e di un rallentamento dell’economia mondiale.

In uno scenario simile, molti si sarebbero aspettati mercati azionari in seria difficoltà per mesi. Invece, pur tra giornate molto nervose e correzioni improvvise, l’azionario ha mostrato una capacità di tenuta che, per certi versi, è stata sorprendente.

Non significa che i problemi siano scomparsi. Significa che i mercati non si muovono mai seguendo una sola logica. E, soprattutto, che ciò che oggi sembra ovvio può essere smentito molto rapidamente.

L’intelligenza artificiale continua a guidare i mercati

Sul fronte azionario, il tema dominante è stato ancora una volta l’intelligenza artificiale.

Ma non si tratta più soltanto di software, chatbot o grandi aziende tecnologiche. Dietro l’IA c’è un enorme bisogno di infrastrutture: data center, energia elettrica, chip e, soprattutto, memorie.

Un esempio significativo è Micron Technologies, una delle principali aziende mondiali nel settore delle memorie. La recente trimestrale ha mostrato ricavi record: oltre 41 miliardi di dollari, contro poco più di 9 miliardi nello stesso periodo dell’anno precedente.

È un dato che rende bene l’idea della domanda crescente di componenti necessari a far funzionare i sistemi di intelligenza artificiale.

Questa corsa non resta confinata nei mercati finanziari. Ha conseguenze concrete anche nella vita quotidiana. La domanda di memorie per i data center sta facendo salire il costo di alcuni componenti elettronici, al punto che Apple ha annunciato aumenti di prezzo per alcuni suoi prodotti.

“Abbiamo scambiato una rivoluzione industriale per una slot machine.”

È una frase che mette bene a fuoco il rischio di questo momento.

L’intelligenza artificiale può davvero essere una rivoluzione industriale. Ma una rivoluzione industriale non trasforma automaticamente ogni impresa collegata al settore in un investimento vincente, qualunque sia il prezzo pagato.

Alcune aziende cresceranno molto. Altre resteranno indietro. Alcuni investimenti saranno premiati, altri deluderanno aspettative diventate forse eccessive.

È la differenza tra riconoscere una grande trasformazione e pensare che ogni titolo legato a quella trasformazione sia destinato a salire senza limiti.

Obbligazioni e oro: le sorprese del semestre

La parte obbligazionaria, invece, è stata quella che ha maggiormente segnato il passo.

Quando il petrolio è salito e le aspettative di inflazione sono tornate a crescere, gli investitori hanno iniziato a temere tassi più alti più a lungo. In queste fasi, il valore delle obbligazioni già in circolazione tende a scendere, soprattutto per quelle con scadenze più lontane.

Persino l’oro, considerato per definizione un bene rifugio, ha sorpreso. In un contesto di guerra e tensione internazionale ci si sarebbe potuti aspettare una sua salita continua. Invece, proprio nei momenti più delicati, l’oro ha invertito la rotta.

Il motivo è semplice: se il mercato teme che l’aumento del petrolio possa riportare inflazione e tassi verso l’alto, il dollaro tende a rafforzarsi e un bene che non offre interessi può diventare meno attraente.

Anche qui la lezione è chiara: non esistono investimenti che si comportano sempre nello stesso modo, indipendentemente dal contesto.

L’estate e il mito della stagionalità

E ora arriva l’estate.

Per molti anni si è parlato della stagionalità dei mercati: azionario più debole nei mesi estivi e ripartenza in autunno. Oggi, però, questa regola appare molto meno affidabile.

I mercati sono più globali, più rapidi e più influenzati da algoritmi, investimenti automatici e da pochi grandi titoli capaci di condizionare interi indici.

L’estate può certamente portare maggiore volatilità, anche perché gli scambi sono spesso meno intensi. Ma cercare di entrare e uscire dai mercati seguendo il calendario resta una scelta rischiosa.

La lezione più importante

Dopo sei mesi come questi, forse la domanda più utile non è: “Quale sarà il prossimo investimento vincente?”

È ricordarsi che i mercati sorprendono proprio quando crediamo di aver capito come dovrebbero comportarsi.

La guerra non ha prodotto gli effetti che molti si aspettavano, l’oro non si è mosso sempre da bene rifugio e l’intelligenza artificiale continua a creare grandi opportunità, ma anche aspettative che possono diventare eccessive.

La vera disciplina non consiste nel reagire a ogni notizia o nel cercare di anticipare il prossimo movimento. Consiste nel sapere perché si investe, accettare che l’incertezza fa parte del percorso e non cambiare rotta ogni volta che cambia il titolo dei giornali.

L’estate può essere un buon momento per staccare dalla cronaca quotidiana dei mercati. Non per disinteressarsi dei propri risparmi, ma per ricordarsi che le decisioni migliori raramente nascono dall’urgenza.

Ricevi i miei aggiornamenti via email

Iscriviti gratuitamente e ricevi ogni 2 settimane i miei aggiornamenti

In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

Lascia un commento