Cosa sta succedendo sui mercati?

I mercati azionari globali hanno archiviato un’altra settimana di fuoco. Venerdì scorso il Nasdaq, con uno spettacolare + 3,13%, ha azzerato le perdite settimanali. Questo non è bastato a migliorare il bilancio da inizio anno che presenta un passivo del 13%.

Montagne russe anche per le borse europee che, pur presentando risultati migliori di Wall Street in questo primo scorcio di 2022, hanno chiuso la settimana in calo.

Non se la passa meglio il mercato obbligazionario la cui performance da inizio anno è negativa di oltre due punti percentuali.

Come mai un inizio d’anno così burrascoso?

Sul banco degli imputati finisce nuovamente l’inflazione e gli effetti che il surriscaldamento dei prezzi avranno sulle politiche delle Banche Centrali.

La settimana scorsa si è tenuta la riunione della Banca Centrale Americana che si è detta “pronta ad agire”. Il governatore Powell ha dichiarato che la banca sarà veloce, rapida ed agile nel percorso di rialzo dei tassi per contrastare gli elevati livelli di inflazione. L’economia continua ad essere decisamente forte, il mercato del lavoro gode di ottima salute e il supporto monetario messo in campo per contrastare gli effetti della pandemia dovrà essere gradualmente ritirato.

Allora che si fa? Si vende tutto?

È questa la domanda che alcuni clienti mi hanno fatto in queste settimane. Altri, invece, mi hanno chiesto se non valga la pena approfittare di questi momenti per incrementare le posizioni.

Senza farci prendere dal panico o dall’euforia, ragioniamo su alcuni elementi concreti.

L’aumento dei tassi è l’unica arma che le autorità monetarie hanno a disposizione per limitare l’inflazione e riportarla su livelli ritenuti accettabili. Il rialzo dei tassi pesa maggiormente sui titoli growth e in misura inferiore sui titoli value (ho spiegato questo concetto nell’articolo: https://www.montainafilippo.it/rischio-bolla-per-il-mercato-azionario/). Per questo motivo da inizio anno i titoli maggiormente penalizzati sono stati i titoli tecnologici e le aziende di piccole medie dimensioni, in particolare quelle legate al tema della transizione energetica e del biotech. Per contro sono andati relativamente bene i titoli legati all’energia e alle materie prime e, in misura minore, i finanziari. Questi ultimi, infatti, sono tra i pochi titoli a beneficiare di un contesto di rialzo tassi in quanto vedono aumentare i lori ricavi sul servizio di intermediazione.

America peggio dell’Europa perché il listino americano è composto in misura maggiore da aziende innovative rispetto al vecchio continente dove la fanno da padroni i titoli della old economy. Inoltre il mercato è fortemente condizionato dalle politiche delle banche centrali. Come detto, la FED è pronta ad alzare i tassi mentre la BCE attenderà probabilmente per tutto il 2022 prima di agire.

Come muoversi in questo difficile contesto?

Le indicazioni delle principali case d’investimento suggeriscono di preferire l’Europa all’America e sovrappesare i settori finanziari, oil, auto e industriali, prediligendo aziende che prevedono il pagamento di buoni dividendi.

Nella parte obbligazionaria non c’è più molto spazio per i titoli inflation linked. Questi sono sì strumenti molto validi in periodi di inflazione, ma dato che il loro rendimento è indicizzato al futuro andamento dell’inflazione, sono particolarmente adatti nei casi in cui si preveda che l’inflazione sarà più alta in futuro. Oggi i prezzi di questi titoli “scontano” già l’elevato livello raggiunto dall’inflazione e presumibilmente assisteremo ad un calo delle quotazioni nei prossimi mesi.

Interessante, invece, prendere posizione sul mercato obbligazionario cinese, in particolare governativo, ma anche il comparto high yield che, dopo la pesante batosta del settore immobiliare, presenta delle opportunità di rendimento attraenti.

Quanto sopra è quello che suggeriscono le grandi case d’investimento.

Proviamo a fare un passo in più e aggiungere qualche altra considerazione.

La settimana scorsa alcune grandi aziende del settore tech hanno pubblicato i risultati trimestrali. Microsoft e Apple hanno battuto le attese degli analisti. In particolare Apple ha comunicato numeri straordinari e il suo amministratore delegato Tim Cook ha annunciato che le restrizioni sulla catena di distribuzione iniziano a ridursi.

La stessa pandemia oggi fa meno paura.

Perché, allora, non guardare alle opportunità piuttosto che concentrarsi sui rischi?

Il mercato che scende non è un treno da guardare, è un treno da prendere.

In Cina i tre principali quotidiani hanno titolato che “questa discesa dei prezzi è un’opportunità di acquisto”.

Inoltre, il posizionamento azionario non può essere figlio delle valutazioni estemporanee di oggi, ma dovrebbe essere sempre figlio delle valutazioni strategiche di domani. Cosa importa se oggi il mercato scende se ho attivato un piano di accumulo per finanziare gli studi dei miei figli? Non è forse meglio acquistare a prezzi più bassi?

Con uno sguardo al futuro, la tecnologia rimarrà sempre un asset portante del proprio portafoglio.

Anche l’Italia, archiviato lo spauracchio delle elezioni del Presidente della Repubblica, può tornare ad essere un mercato cui guardare con interesse.

Il mio messaggio rimane quindi sempre lo stesso: non inseguire il mercato, ma rimanere investiti e, possibilmente, accumulare sulla debolezza.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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