Il punto sui mercati

In attesa di scoprire cosa ci riserveranno gli ultimi quattro mesi dell’anno, facciamo il punto su come si sono mossi i mercati fino a questo momento.

Mercati azionari

Le performances dei mercati azionari ad oggi sono complessivamente molto positive, con differenze piuttosto evidenti e qualche piacevole sorpresa. Prima fra tutte l’andamento più che positivo del nostro listino nazionale che da inizio anno fa registrare un bel +20%. Credo che in pochi ad inizio anno avrebbero scommesso su una performance così sorprendente del FTSE MIB e questo dimostra ancora una volta quanto fallaci si rivelino le previsioni degli analisti che, il più delle volte: “servono solo per far fare bella figura ai cartomanti” (Warren Buffet).

Molto buono l’andamento di tutte le piazze europee con l’indice EuroStoxx 50 che al 12 agosto segna un +18,96%. Rimangono molto ben intonati i listini americani con il Nasdaq che, dopo lo scivolone di maggio, ha recuperato terreno nei confronti degli altri due principali indici a stelle e strisce. Qui brilla il risultato dello S&P 500 ai massimi storici con un +18,76% che porta il risultato a 10 anni ad uno strabiliante +315%.

In questo contesto molto brillante, stonano i risultati dei paesi emergenti. Se, da un lato, è comprensibile la sottoperformance registrata da molti paesi emergenti per le maggiori difficoltà legate alle misure di contenimento del Covid, più difficile comprendere il deludente andamento del mercato azionario cinese. Sebbene il Dragone sia destinato, secondo le stime, a sorpassare l’economia Statunitense, la sua performance da inizio anno è addirittura negativa (-3,50% Hang Seng e -5,28% Shangai CSI 300). Non credo di sbagliare nel dire che questa può essere un’opportunità per tutti quegli investitori che sono ancora poco investiti in questa area per prendere progressivamente posizione su questi mercati.

Mercati obbligazionari

Risultati molto deludenti quelli registrati dal comparto obbligazionario. Qui sbagliare la previsione era molto più difficile dato il livello di tassi negativi raggiunto a fine 2020 da oltre i due terzi delle emissioni governative globali. Peggio di tutti hanno fatto proprio i titoli di stato (-1,41% a fine luglio). Un po’ meglio il comparto degli High Yield che, però, avevano perso moltissimo a marzo 2020 per poi recuperare progressivamente terreno. A mio modo di vedere è bene prestare molta attenzione a questo comparto ed evitare di prendersi eccessivi rischi dato il livello piuttosto basso raggiunto dal differenziale di rendimento (spread) rispetto le emissioni più sicure (investment grade).

Il comparto obbligazionario che ho preferito inserire nei portafogli quest’anno è stato quello degli inflation linked, ovvero emissioni il cui rendimento viene riparametrato sulla base del livello di inflazione. Una scelta che ad oggi si è rivelata particolarmente “azzeccata” con un ritorno superiore al 2,85% oltre ad aver garantito una maggior protezione contro il rialzo dell’inflazione registrato in questo 2021.

Materie prime

Sul gradino più alto del podio troviamo il comparto delle materie prime. Da inizio anno un paniere composto da diciannove materie prime (industriali, agricole, preziosi e petrolio) ha generato un ritorno del 35% circa.

Prima di battersi il petto per non aver inserito questi asset in portafoglio, è bene ricordare che nel decennio appena trascorso, il valore di questo paniere si era praticamente dimezzato. Per questo motivo, fino a qualche mese fa, non avevo particolarmente caldeggiato la loro presenza all’interno dei portafogli contravvenendo, così, a quanto si legge sui libri di finanza che suggeriscono di inserire sempre una porzione di portafoglio su questi asset.

Penso che la fiammata di questi primi mesi sia difficilmente ripetibile, ma può essere utile valutare l’opportunità  di procedere con il loro inserimento in portafoglio per il loro prezioso ruolo di “decorrelatori” rispetto alle azioni e alle obbligazioni.

In conclusione

L’analisi di quanto successo sui mercati fino ad ora non è fine a sé stessa, ma vuole essere lo spunto per riflettere ancora una volta sull’importanza di una corretta diversificazione.

Un portafoglio ben impostato, infatti, non è figlio della moda del momento, ma sfrutta l’inevitabile ciclicità degli asset, mercati e settori per generare valore nel tempo.

Alla fine, quello che conta veramente, è capire il valore di ogni asset inserito in portafoglio e saper attendere il risultato che questo, inevitabilmente, porterà.

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In finanza le regole per ottenere risultati soddisfacenti sono semplici. Difficile è rispettarle e sfruttarle correttamente. Sono Filippo Montaina e da 30 anni faccio in modo che i miei clienti facciano entrambe le cose. Continua a leggere…

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