Memento audere semper, Ricordati di osare sempre (Gabriele d’Annunzio)
“Buongiorno Signor Montaina, mi chiamo Rossi e ho una somma da investire. Mi hanno parlato bene di lei e ho deciso di sentire le sue proposte. Le dico subito che mi accontento di un rendimento contenuto, diciamo tra il due e tre per cento, ma, mi raccomando, senza nessun rischio! Sa, sono i risparmi di una vita”.
Rischio zero?
Da quando nella vita è possibile e auspicabile inseguire il rischio zero?
La vita stessa è assunzione di rischio o non lo è.
Lo stesso vale sui mercati finanziari dove occorre assumersi la “giuste dose di rischio”.
Ma, cos’è il rischio in campo finanziario?
È la possibilità che i rendimenti attesi di un investimento non si materializzino e che invece possano perdere di valore. Ridotto ai minimi termini, investire significa ottenere un rendimento accollandosi un rischio.
È possibile quantificare il rischio di un investimento? O, per meglio dire, si possono utilizzare i dati di redditività pregressa in un titolo (o indice, o mercato) per stimare la redditività futura?
La miglior risposta che possiamo dare a questa domanda è quella che fa utilizzo di dati statistici per determinare lo scostamento di un titolo dal suo rendimento medio, e da un parametro che ne determina l’ampiezza. Questo parametro viene detto volatilità ed è misurato dalla deviazione standard dei rendimenti storici.
Per quanto ovvio, più un titolo ha registrato valori elevati di volatilità, tanto più lo possiamo definire rischioso.
La storia ci insegna che gli investitori che hanno accettato rischi maggiori, hanno ottenuto risultati migliori.
Detto così, sembra facile, ma, purtroppo, la realtà è ben diversa.
Personalmente mi piace distinguere il rischio in: rischio di breve termine, quello che interessa periodi di pochi anni, e rischio di lungo termine, quello che ragiona su un arco temporale di almeno una decina d’anni.
Nella mia esperienza quotidiana, è il rischio di breve termine quello che “frega” i risparmiatori. Che non li fa dormire di notte perché guardano il portafoglio giorno per giorno e porta loro a disfarsi delle azioni dopo un periodo di tempo con andamento negativo, di solito proprio quando sta per finire. L’ossessione del breve termine è radicata nella natura umana ed è praticamente impossibile da ignorare. Alcuni clienti, consci di questa loro “debolezza”, scelgono consapevolmente di ridurre il rischio ai minimi termini. Altri sono convinti di annullarlo lasciando tutti i loro risparmi sul conto.
Cosa rischiano questi clienti “prudenti”?
Sempre più risparmiatori mantengono elevati livelli di liquidità sui conti. Da un’indagine del Centro Einaudi emerge che le famiglie italiane detenevano a fine 2020 liquidità sui conti correnti per circa 2.000 miliardi di euro. Apparentemente questi risparmiatori non rischiano nulla. Nella realtà dei fatti, ogni 100.000 euro mantenuti sul conto negli ultimi 10 anni, 900 euro ogni anno se ne sono andati a causa dell’inflazione.
Chi, invece, ha preferito investire in titoli di stato è riuscito a fare meglio. Ma dato che oggi il rendimento medio dei titoli di stato decennali nel nostro paese è pari allo 0,50%, questa strategia appare oggi decisamente meno remunerativa.
Sai quanti anni ci vogliono perché un capitale raddoppi al tasso dello 0,50%? Circa 130 anni.
La soluzione?
Due sono le strategie che permettono di superare questi ostacoli:
- Ragionare sul lungo periodo (almeno 10 anni)
- Diversificare
è infatti dimostrato che tanto più a lungo deteniamo un asset rischioso, tanto minore è la probabilità di realizzare una perdita.
Ma dato che ragionare sul lungo termine è tanto più facile a dirsi quanto difficile da farsi, la decisione più importante che puoi prendere per ottenere risultati soddisfacenti dai tuoi risparmi è quella di operare una sana suddivisione tra titoli rischiosi e titoli meno rischiosi; vale a dire operare una corretta diversificazione.
“Quindi, caro Signor Rossi, iniziamo a parlare dei suoi bisogni, delle sue paure, dei suoi obiettivi. Capiamo insieme quanto rischio è in grado di sopportare e definiamo insieme un piano finanziario che le permetta di raggiungere questi obiettivi. Perché il rischio zero non esiste!”



