La previdenza complementare è importante, c’è poco da fare. Ma, allora, perché è ancora così poco presente nelle vite delle persone? Come fare per scuotere tutti quelli che ancora non hanno voluto metterci la testa? Gli esperti di content marketing, dicono che per attirare l’attenzione bisogna “esplodere il problema e dare la soluzione”.
Ok, ci provo.
Sai che se hai iniziato a lavorare dopo il 1996, la tua pensione sarà circa il 60% del tuo ultimo stipendio? E potrebbe essere anche meno se sei entrato nel mondo del lavoro recentemente. Inoltre, con meno lavoratori e un basso tasso di natalità, chi pagherà le pensioni in futuro? I contributi che versi oggi all’INPS servono per pagare le pensioni di chi è già in pensione, non la tua futura pensione. Questo dovrebbe chiarire il problema. Ora, parliamo della soluzione: il fondo pensione.
Cos’è un fondo pensione?
Immagina un contenitore dove tu, la tua azienda (o entrambi), versate somme di denaro che diventano tue, ma che puoi utilizzare solo al verificarsi di determinate condizioni.
Tipologie di fondi pensione
Esistono tre tipi di fondi pensione:
- Fondi pensione negoziali (o chiusi): riservati ai lavoratori dipendenti di specifici settori.
- Fondi pensione aperti: aperti a tutti, sia in forma collettiva che individuale.
- Piani individuali pensionistici (PIP): di tipo assicurativo, con adesione individuale.
I fondi negoziali, detti anche “chiusi”, sono ad adesione collettiva e si rivolgono ai lavoratori dipendenti raggruppandoli per settore di appartenenza. I fondi aperti sono aperti a chiunque ed è possibile aderire sia in forma collettiva che individuale mentre i piani individuali pensionistici (PIP) sono solo di tipo assicurativo con adesione in forma individuale.
I fondi negoziali offrono un vantaggio in più: se decidi di versare, oltre al TFR, anche un contributo volontario, l’azienda deve versare un contributo aggiuntivo di pari importo, il cosiddetto contributo datoriale.
TFR: meglio in azienda o in un fondo pensione?
Il TFR lasciato in azienda si rivaluta con una formula fissa (1,5% fisso più il 75% dell’inflazione). Nei fondi pensione, la rivalutazione dipende dal tipo di linea scelto dall’aderente. Le linee dinamiche hanno spesso registrato buoni rendimenti grazie all’andamento dei mercati azionari. Per approfondire, leggi questo articolo.
Trasferire il fondo pensione
È possibile trasferire la propria posizione da un fondo all’altro in caso di perdita dei requisiti di partecipazione o dopo due anni di partecipazione al fondo. È anche possibile avere più fondi pensione.
Ritiro anticipato dei fondi
Puoi ritirare fino al 75% per spese sanitarie urgenti e dopo otto anni per l’acquisto o ristrutturazione della prima casa. È possibile ritirare fino al 30% senza giustificazione, sempre dopo otto anni. Per approfondimenti, leggi questo articolo.
Vantaggi fiscali
Il fondo pensione offre notevoli vantaggi fiscali in tre fasi: versamento, crescita del capitale e riscatto. I contributi versati fino a 5.164,57 euro possono essere dedotti dal reddito imponibile, portando a un risparmio fiscale. Ad esempio, con un reddito imponibile di 35.000 euro e un versamento di 5.000 euro, risparmi il 35% (1.750 euro). Anche i contributi del datore di lavoro sono inclusi.
Il vantaggio fiscale lo si ha anche in fase di riscatto della prestazione finale pagando un’aliquota massima del 15%, (riducibile fino al 9%), sulle somme dedotte fiscalmente. Per chi, invece, avrà lasciato il suo TFR in azienda, la tassazione finale verrà calcolata in funzione delle aliquote IRPEF, meno favorevoli.
Quale fondo scegliere?
Pur essendo tutte e tre le tipologie soggette alle stesse regole, esistono delle differenze che ognuno dovrà valutare nella scelta del fondo più adatto alle proprie esigenze. Di principio, per un lavoratore dipendente, la scelta del fondo negoziale è da preferire grazie al contributo del datore di lavoro. Per gli altri la scelta del fondo pensione aperto può essere la scelta migliore mentre i PIP, la soluzione più costosa tra le tre, possono essere la scelta migliore per chi è vicino alla pensione. Questi, infatti, sono gli unici strumenti che offrono la possibilità di mettere i soldi in una gestione separata che, a differenza delle linee definite “garantite” dei fondi pensione, non è soggetta alla volatilità del mercato.
Cosa succede quando andrò in pensione?
Al momento del pensionamento, puoi scegliere se riscattare tutto il capitale sotto forma di rendita o prelevare almeno il 50% come capitale immediato. Puoi ritirare il 100% se il 70% del montante, trasformato in rendita, è inferiore al 50% dell’assegno sociale (circa 6.900 euro). Per una persona di circa 65 anni, questa cifra ammonta a poco più di 100.000 euro.
Come vedi la materia è piuttosto articolata. Ho cercato di semplificarla il più possibile e darti qualche spunto per farti comprendere l’importanza di valutare fin da subito la sottoscrizione di un fondo pensione. Il più bel regalo che puoi farti per il tuo futuro.



